Una Gioggia sempre più “nera”, pur di raccattare il consenso di qualche fascioanalfaby, sale in valle con il tailleur d’ordinanza a promettere nuove ipotesi di reato e pene più severe. E il PD che fa? Invece di trovare finalmente il coraggio per dire che il TAV è una boiata pazzesca pensata oltre quarant’anni fa e ormai tristemente obsoleta, inanella le solite supercazzole cerchiobottiste di Elly La Qualunque.
Qui sta l’identità strutturale: Meloni e Schlein recitano copioni opposti sulla stessa scena. Una criminalizza il conflitto, l’altra lo diluisce fino a farlo sparire nella mediazione. Il risultato pratico è identico: il TAV si fa, i No TAV si processano. O si silenziano a suon di “tavoli di confronto”.
Il copione è sempre lo stesso: la destra colpisce il dissenso e conserva le condizioni che continuano a produrlo, perché sennò che fa, parla del caro benzina? La sinistra propone le stesse politiche, ma con gli accenti, le consecutio e le h al posto giusto. Perché si sappia che i progressisti, almeno nella forma, sono loro.
E ora parliamo di numeri*, va’, che il “vostro” treno merci del secolo scorso li merita tutti.
Il progetto nasce nel 1994 come priorità europea, quando ancora si vendeva come alta velocità passeggeri. Oggi TELT, il soggetto che la costruisce, ammette che di passeggeri non se ne parla più: è un tunnel pensato per far passare treni merci più lunghi, più pesanti e più larghi di quelli che la vecchia linea del Frejus, attiva dal 1871, può accogliere.
Peccato che quella vecchia linea, quella che dovrebbe sostituire, sia oggi tutt’altro che satura: il traffico ferroviario lungo l’asse alpino non è cresciuto come previsto, anzi è diminuito, e la Torino–Modane già esistente risulta oggi largamente sotto utilizzata. Un dato che pure la Corte dei Conti europea aveva certificato già nel 2020, quando aveva rilevato che le previsioni di traffico utilizzate risultavano molto più alte dei livelli osservati.
E i costi? Il costo della sezione transfrontaliera era stimato in 11,1 miliardi a valori del 2012; ad aprile 2026 il CIPESS ha fissato in circa 14,7 miliardi a prezzi correnti il limite di spesa. Ma anche questa è ottimistica: secondo l’ultimo report della Corte dei Conti europea, l’aumento del costo reale oggi ammonta a un +82%, contro il +47% registrato nel 2020. Un’opera che lievita più velocemente di quanto si scavi.
Infine i tempi. L’inaugurazione, prevista inizialmente per il 2015, è oggi fissata al 2033: diciotto anni di ritardo rispetto alla data iniziale! Insomma, quarant’anni di attesa messianica per un tunnel merci che dovrebbe salvare un traffico che non esiste, su una linea che quello attuale non riesce nemmeno a riempire. E voi — Gioggia coi codici penali, Elly con la consecutio — siete ancora lì a difenderlo come fosse il futuro.
Mino Giachino e le “madamine” vi stanno aspettando per il caffettino da Baratti&Milano. Non fateli aspettare!
*Fonti: Fanpage, La Notte on line, La Gazzetta del Sud, Il Fatto Quotidiano, Cipess, Corte dei Conti Europea.
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