C’è una categoria sempre nuova che il generale VannaXi dà in pasto ai suoi analfaby: oggi tocca a… Chi perde il lavoro. Nel programma di Futuro Nazionale, infatti, compare la proposta di abolire la NASpI, l’indennità di disoccupazione destinata a chi resta senza impiego per cause indipendenti dalla propria volontà.
Questa declinazione del vannaccismo si spiega con l’ipocrisia del populismo sovranista. Perché quando si tratta di sussidi alle grandi imprese, incentivi pubblici, fondi europei e soldi dello Stato che finiscono nelle tasche di chi già fattura milioni, il patriottismo economico diventa improvvisamente molto tollerante. Quando invece a chiedere un aiuto è un operaio, un impiegato o un precario che si ritrovano senza stipendio, ecco che spunta la retorica del fannullone.
Il bersaglio è sempre lo stesso: chi sta sotto. Mai chi sta sopra.
Peccato che la NASpI non sia un regalo. È un’assicurazione finanziata dai contributi dei lavoratori. Chi ne beneficia, nella stragrande maggioranza dei casi, ha già pagato il conto mentre lavorava. Presentarla come un privilegio significa raccontare una favola buona per chi ha come programma politico la ricerca di un nemico sempre nuovo da mettere nel mirino.
Il mondo al contrario, in fondo, è proprio questo: i miliardi distribuiti a pioggia alle lobby diventano investimenti, mentre qualche mese di sostegno a chi perde il lavoro diventa assistenzialismo. Poi ci si chiede perché i salari fanno schifo, i diritti evaporano e il lavoro vale sempre meno. La risposta è semplice: c’è sempre qualcuno pronto a convincere gli ultimi che il loro problema sono i penultimi.
Vannacci non dichiara guerra ai privilegi. Dichiara guerra a chi non ha potere. La sua non è la destra del merito. È la destra del manganello sociale: tonfate ai deboli per fare i cani da guardia dei forti.
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