Io ve lo dico, patrioti e pastasciuttisti: i Fardelli e il PD rappresentano le due facce della stessa medaglia. Mancando allo stato attuale un contenitore che possa convogliare il dissenso, sono convinto che alle prossime elezioni ci sarà un astensionismo pazzesco.
Non è una novità: di fronte al declino di un’organizzazione — partito, azienda, Stato — le persone comuni hanno solo due strade, andarsene o alzare la voce. Ma quando ogni canale di espressione è già occupato da chi urla più forte o da chi ha già deciso per noi, restano solo l’uscita silenziosa, la mutanda lassa e una grattata di palle.
Nella mia vita di elettore ho sempre votato, ma a ‘sto giro credo che mi metterò comodo sul divano e lascerò fare a voi.
Gramsci odiava gli indifferenti, li considerava la vera zavorra della storia. Ma forse non aveva fatto i conti con un’indifferenza che non è pigrizia mentale, bensì l’unica forma di lucidità rimasta a chi ha visto più copioni di un regista di b-movie in cui il soggetto è sempre lo stesso: PD e Fardelli non sono nemici, sono la stessa alternanza gestionale travestita da conflitto.
E allora il ritiro, almeno nel mio caso, non è edonismo o snobismo da non allineato: è proprio una resa. Non sto scegliendo il divano per godermi una serie Netflix, lo sto scegliendo perché ogni altra opzione sul tavolo è già stata svuotata di senso prima ancora che io possa votarla.
Come sto commentando fino allo sfinimento, a me non importa una sega se gli analfaby spostano il loro voto da Gioggia e ilgirasagre a VannaXi. Invece sarebbe auspicabile recuperare i voti degli italiani perbene, quelli che non vanno più a votare perché hanno esaurito la speranza. Ecco qual è, o dovrebbe essere, la missione prioritaria dei sinistrelli dei quartieri belli, delle Agorà, di PaP, PRC et similia da qui alle prossime elezioni politiche. E, perché no, anche dei 5* o almeno di quelli che sanno fare una O senza aver bisogno del bicchiere. Spoilerone: non andrà così, perché si faranno la punta alla minchia a vicenda garantendo altri cinque anni di merda cosmica.
Il paradosso è che l’astensionismo di massa, quello vero, quello che fa scendere l’affluenza sotto il 50%, non destabilizza il sistema, ma lo puntella. Un elettorato che si mette comodo è un’elettorato che smette di rappresentare un rischio per chi già comanda.
Almeno per quel che mi riguarda, non c’è disinteresse nel non voto, c’è solo vuoto. Intanto però ho comprato il divano nuovo.
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