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Technocrazia

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Partiamo dal livello faunistico, quello che aiuta a orientarsi.

Salvini, interrogato ieri sulla sindaca di Genova Silvia Salis, ha risposto che è “una ragazza fortunata, non tutti coloro che commettono reati hanno la sua fortuna”, riferendosi, con il solito acume cognitivo, all’europarlamentare Ilaria Salis. È solo un’altra persona con un altro cognome e un’altra traiettoria biografica che con la sindaca ligure condivide esclusivamente il cognome, ma per il Girasagre l’omonimia è un concetto troppo difficile.

Detto questo, e detto che chi confonde le due Salis dovrebbe candidarsi a qualcosa di meno impegnativo, tipo scegliere il latte al supermercato, veniamo alla questione che interessa noi anarconichilisti.

L’Espresso oggi soffia sul fuoco con la storia di Marina Berlusconi che guarderebbe con interesse alla sindaca genovese, ipotizzando scricchiolii negli equilibri del centrodestra. Vabbe’. Nel frattempo la realtà documentabile racconta un’altra storia, più semplice e già vista. Eccola.

Silvia Salis, classe 1985, ex atleta olimpica, vicepresidente del CONI di Malagò, eletta sindaca di Genova nel maggio 2025. La Fondazione Bloomberg, la stessa da cui va a ripetizioni di capitalismo dal volto umano un altro sindaco, il torinese Lo Russo, l’ha già incoronata “volto nuovo italiano e possibile candidata anti-Meloni”. Lo scorso weekend la piazza di Genova è stata riempita dal popolo techno e i commentatori si sono commossi come di fronte al Messia di Mar-a-Lago che guarisce gli infermi. Se non fosse che era una festa, potremmo pensare ad un lancio di prodotto.

Il prodotto in questione ha una firma in calce, piccola ma leggibile. Salis ha assunto come consulente di comunicazione politica e mediatica Marco Agnoletti, ex spin doctor di Renzi.  Si sono conosciuti nell’agosto 2025 e, secondo quanto riporta Lettera43, sarebbe stata lei a proporgli di lavorare insieme.

Agnoletti è il fondatore dell’agenzia Jump, che cura la comunicazione di Francesca Fagnani, Fabio Fazio, Monica Maggioni e di molti big del PD. È anche l’uomo che ha costruito l’immagine di Renzi dagli anni fiorentini fino alle Leopolde. Che ora curi la comunicazione di Salis non è un dettaglio di colore: è la struttura portante dell’operazione.

Renzi stesso ha dichiarato: “Io voterei Silvia Salis, ma non credo che si candidi alle primarie.” Notate la forma: non “la sostengo”, non “è brava”. Ma “Voterei.” Come se fosse un elettore qualunque che esprime una preferenza disinteressata, e non il mandante della campagna comunicativa che la sta portando fino a fare drizzare le antenne a Bloomberg.

Il meccanismo è rodato. Salis non appartiene a nessun partito, piace ai centristi e a tutti quelli che “sviluppo economico e giustizia sociale possono coesistere”, frase che potrebbe stare nel sottotitolo di qualsiasi governo degli ultimi trent’anni, inclusi quelli che ci hanno dato la precarietà strutturale, il Jobs Act e la Santanchè ministra. La formula è: civica, progressista, rassicurante per i moderati, capace di non disturbare nessuno che conti davvero.

Di pregresse esperienze politiche neanche l’ombra. Competenze economiche o urbanistiche manco a parlarne. Solo un training carrieristico al CONI di Malagò. Ma sa andare a tempo dietro una console e questo, nel 2026, vale più di dieci anni di opposizione da sinistra ad Acca Larentia.

La storia degli eredi del partito-azienda di di Hardcore che la guardano con interesse può essere vera o può essere che sia solo una suggestione giornalistica. In entrambi i casi la sostanza non cambia: quello che si sta costruendo intorno a Salis è la solita operazione di centro-sinistra-che-non-spaventa-nessuno, con Renzi nel ruolo del ventriloquo e lei nel ruolo della voce. Pulita, sportiva, madre, cristiana, sposata. Come ha detto lei stessa a Bloomberg: “Ho spuntato tutte le caselle.”

Già. Tutte le caselle. Ecco il punto. Il problema non è Salis, che è probabilmente una persona capace e sicuramente un’ottima “cubista” della comunicazione. Il problema è che “spuntare le caselle” è diventato il massimo programmatico dell’opposizione italiana. Non cambierà niente di strutturale, non toccherà i rapporti di forza reali, non disturberà i poteri economici che stanno dietro sia al centrodestra che al campo presunto largo. Sarà, nel migliore dei casi, una Meloni senza le doppie e con i pronomi corretti. Un po’ più telegenica e sveglia di Schlein, ma ci vuole veramente poco.

Intanto a bordo campo il bomber di Rignano aspetta il suo momento. Dategli un fulcro posizionato correttamente e lui vi dimostrerà come sia possibile spostare grandi masse applicando una forza minima.

Archimede scansati proprio. Unz unz.

🌹🏴‍☠️🎧

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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