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Si scrive globalizzazione, ma si pronuncia “glebalizzazione”

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Mentre la sinistra si perde nell’ “ossessione dell’Io”, la destra ci ricorda che le classi sociali esistono, cambiano volto (e voto), ma restano riferimenti imprescindibili al fine di approfondire un po’.

Non serve essere veteromarxisti per capire che un po’ di analisi della struttura sociale è o dovrebbe essere la base imprescindibile di ogni sinistra! Lo sapevano anche i bravi socialdemocratici europei dei tempi d’oro, ma ahimè, sappiamo anche lì com’è finita, vale a dire ad equiparare fascismo e comunismo.

Forse però per il PD – sia pure in procinto di essere “rinnovato e rifondato” – una riflessione interna seria è chiedere troppo.

Nell’attesa che la sinistra di @ellyesse batta un colpo “di classe”, ci tocca fare l’esegesi del governo Meloni per dare conto di ciò che tentiamo da un po’ di tempo a questa parte di argomentare.

Il governo propone una riorganizzazione del sistema fiscale, con la modifica dall’attuale sistema da quattro aliquote a tre. Meglio, così si semplifica, diranno i cugini di Calderoli!

E invece…

I benefici della riforma fiscale riguarderanno esclusivamente i redditi pari o superiori ai 35 mila euro, mentre penalizzeranno i lavoratori e le lavoratrici con redditi annui inferiori ai 35 mila, ovvero la maggioranza della classe lavoratrice.

Attenzione! Si parla di operai, o quel che ne resta, ma ancor più di ceto medio, seppur di quello basso.

Mentre Meloni&C. colpiscono strati larghi di lavoro dipendente, spostano risorse a sostegno dei ceti medi autonomi. Fanno ciò tagliando l’IRES (la tassa sui profitti)  alle imprese che assumeranno i percettori di MIA (la nuova elemosina di Stato) e, contemporaneamente, proponendo forme di concordato alle piccole imprese, attraverso sconti sulla fatturazione in eccesso e l’eliminazione dei controlli per quelle che accetteranno le nuove imposte.

In pratica stiamo assistendo alla nascita di un nuovo stato assistenziale a tutela dei ricchi e di chi aspira a diventarlo.

Il trait d’union di questi provvedimenti è la cancellazione dello Stato Sociale, già ben presente nell’agenda Draghi.

La politica economicofinanziaria del governo Meloni è talmente chiara da risultare comprensibile anche a chi, come noi di Ittica.org, non è ritenuto degno. “Signova mia”, mica nasciamo tutti in ZTL!

La sintesi: non ci sono soldi. Allora come si fa ? Ci si arrabatta sostituendo il RdC con un “generico”. Il risultato sarà, numeri del governo alla mano, un risparmio di tre mld. che serviranno alla riduzione delle tasse per ambienti vicini al governo stesso.

Un altro esempio è l’eliminazione del superbonus, peraltro suggerito già da Draghi. Spostando la voce contabile da costo a risparmio, esso andrà a coprire il minor gettito procurato dai condoni e dalla riduzione delle aliquote fiscali.

In Italia ci sono ormai 10 milioni di cittadini che sono poveri pur avendo un lavoro (fonti Istat e Forum DD). La destra che si finge paladina delle periferie ha buon gioco nel portarli dalla sua parte, contando su due decenni e più di totale adesione del modello neoliberista da parte della sinistra di governo. Il resto lo fanno l’indifferenza e la rassegnazione che costituiscono il partito di maggioranza relativa nel Paese.

La destra “sociale” sta per alzare le tasse a 15 milioni di italiani a reddito basso per abbassarle a 5 milioni di italiani che guadagnano fino al triplo. I giornali lo chiamano “taglio delle tasse” ed è vero: le alzano a noi nuovi povery e le abbassano a loro.

È proprio sulla “linea della battigia” del recupero dell’identità di classe che la destra va contrastata e ributtata a mare.

Servono più Rosa Luxemburg e meno groupie di Obama!

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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