Ieri è iniziata la campagna elettorale di Meloni e del Girasagre in vista delle elezioni europee.

Di gran lunga migliore è stata la “prima” della premier che, se non altro, ha portato von der Leyen a Lampedusa a constatare, come se la boriosa élite liberale europea non lo sapesse, che così non può continuare. O forse sì?

Di contro, sul pratone di Pontida, sembrava di stare ad uno di quei raduni della destra estrema USA: salamelle, rutti e tanta (troppa) ignoranza.

Mancano ancora nove mesi alle elezioni, un periodo lunghissimo. Ho l’impressione che, se il buongiorno si vede dal mattino, la propaganda per entrare nelle stanze dei bottoni di Bruxelles prenderà sempre più il posto dei problemi del Paese.

La passerella al femminile di Lampedusa si è risolta con le solite dichiarazioni d’intenti. A dimostrazione del fatto che non conta il sesso di chi fa politica, ma chi dice cosa.  Da un lato, la volpe crucca ha riproposto un evergreen della fuffa targata UE: “Non vi lasceremo soli”. Dall’altro, la carciofara d’a Garbatella ha recitato, con toni meno invasati del solito, la ricetta demagogica e fallimentare dello “stop alle partenze, rimpatri veloci e fondi alla Tunisia”: il modello Minniti.

Niente di nuovo insomma, se non fosse stato per quel riferimento inquietante ad una non specificata “missione” che fa temere la realizzazione di quel “blocco navale” che tanto piace agli elettori binari di Meloni e ancor più a quelli fallocefali del Girasagre.

Se Meloni dice e non dice, il suo amico/nemico, a Pontida, si schiera con la peggiore rappresentante delle forze più reazionarie e antieuropeiste, Marine Le Pen. Tuttavia ieri il Girasagre ha fatto un po’ il vago: neanche un attacco diretto ai suoi alleati di governo, non una parola sul Ponte, casomai a qualche fan dal pittoresco copricapo fossero tornati in mente certi “vulcanici” motivetti, e l’annuncio di volere organizzare in Italia un maxi evento internazionale in chiave antisinistre.

No dico, vi immaginate il PD, Fratoianni e tutti gli altri Mini-Me della sinistra da zero virgola riportati in vita proprio da Salvini e costretti a trovare qualche argomento che non sia il solito mantra del fascio all’uscio?

Per l’opposizione questo sarebbe il momento giusto per dare un segno di vita e passare al contrattacco con una proposta di governo che parli di scenari economici, di Sanità e Scuola pubbliche, che si impegni sulla redistribuzione della ricchezza a favore dei ceti deboli, di quelli medi e sulla revisione una volta per tutte dell’atlantismo made in USA (la WWIII per procura). Invece non è unita su nulla e il PD per primo sembra più preso a sconfessare Schlein in ogni dove che a ragionare sulle timide aperture della segretaria in direzione di un modello alternativo a quello imperante.

È un peccato, soprattutto perché Meloni aveva iniziato ballando sul cadavere del PD lettiano, arrivando a soffiargli l’agenda Draghi e l’atlantismo belligerante di nonno Biden, rivendendoli ai suoi elettori basici come cosa sua. In seguito, l’ambizione smodata di piacere a tutti ha fatto il suo in termini di promesse elettorali, ma ora che è arrivato il tempo di scegliere tra “burro e cannoni”, la premier mostra di essere tanticchio in difficoltà.

Il piglio decisionista, buono per prendere voti quando si sta all’opposizione, era troppo ostentato per essere vero. Amici e parenti troppo sotto il QI medio per capirci qualcosa di destra sociale. E infatti sono settimane che #iosonogiorgia è asserragliata a Palazzo e le uniche uscite pubbliche, rigorosamente senza contraddittorio, sono riservate agli spot ungheresi e lampedusani.

Tirando le somme, sarebbe ragionevole aspettarsi un autunno caldo. Ma solo se i cittadini e i lavoratori si faranno sentire in prima persona con la partecipazione alle lotte sociali, a quelle sul clima e se l’opposizione, finora la migliore alleata di questo governo tutto “chiacchiere e distintivo”, avrà la statura morale per essere credibile nel far sentire la sua voce a favore di un nuovo corso politico improntato alla giustizia sociale.

In passato la mobilitazione massiva del popolo democratico ha spinto i suoi rappresentanti verso scelte coraggiose. Nella Francia della Rivoluzione ci fu pure chi “perse la testa” di fronte alle esigenze non comprese delle classi sociali emergenti. Poi la deriva autoritaria dei rappresentanti di queste ultime portò alla Restaurazione, ma un nuovo cammino era iniziato e, tra una dittatura e l’altra, si è faticosamente cercato di andare avanti. Fino ad ora.

Qualcuno, lungimirante e pessimista insieme, ha detto che una società non sarà mai migliore degli individui che la compongono. Questa di oggi, da qualunque prospettiva (o ideologia) la si guardi,sembra tanto confermarlo.

Ci si vede in piazza in autunno.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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