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L’inventario dopo il saccheggio

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Quando vi dicono che il sistema si cambia dall’interno, sappiate che “dall’interno” non esiste come categoria politica reale. È una narrazione di legittimazione per chi si è già accomodato nel sistema e ha bisogno di una giustificazione morale per i propri compromessi.

Ogni volta il sistema cambia chi entra, non il contrario. La conseguenza naturale è che la rivoluzione come categoria è diventata impronunciabile non perché sia sbagliata, ma perché è stata colonizzata dal ridicolo: o dai nostalgici del “potere al popolo” che riesumano Lenin come un santino, o dai riformisti liberali che usano la parola rivoluzione come spauracchio per giustificare il loro ruolo di custodia dello status quo. Nel frattempo il termine è diventato un contenitore vuoto esattamente quanto le sottocategorie “democrazia” e “sinistra”.

Fatta la  premessa, arrivo subito al nodo fondamentale: chi fa opposizione oggi nel Paese? E qui il cortocircuito diventa strutturale, perché un’opposizione organizzata richiede:

1) coscienza di classe, se non fosse che questa è stata sistematicamente decostruita culturalmente da quarant’anni di berlusconismo e fintosinistra globalista.

2) un soggetto politico capace di resuscitare la salma, ma chi: Schlein? Bonelli? I coniugi “Tesla”, Fratoianni e Piccolotti? Conte? Dai su, non viene da ridere anche a voi?

3) una base materiale di interessi condivisi sufficientemente percepita come tale. E invece prevale l’atomizzazione.

Quindi non è che manchino, almeno sulla carta, la volontà o gli attori. Mancano proprio le condizioni soggettive.

La patrimoniale è l’esempio perfetto di come funziona il teatrino. Viene riesumata periodicamente dalla sinistra come segnale identitario servendo esclusivamente a differenziarsi a costo zero. In realtà l’opposizione in Italia non oppone niente, ma propone misure di natura elettorale ben sapendo di non essere in grado di difenderle. L’unico aspetto positivo è che Pina Picierno è uscita dal gruppo.

Allora cosa rimane? E che ne so, mica sono politologo di professione. Quello che posso suggerire dal mio angolino di marginalità è di andare ogni giorno in direzione ostinata e contraria praticando la resistenza, il rifiuto pratico e la costruzione di rapporti sociali alternativi. Non sarà molto, ma è l’unica cosa materialmente perseguibile quando il blocco è totale.

Lo so che non suona consolatorio. Ma almeno è onesto.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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