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La colonna sonora che ci meritiamo

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Dopo aver scritto dell’ultima hit di Annalaisa Meloni, potevo non  stilare una classifica dello squallidume dei politici nostrani? Ma certo che no.

Non è una classifica morale assoluta. È invece una graduatoria del rapporto tra dichiarazione pubblica, faccia tosta e capacità di produrre imbarazzo senza l’aiuto di avvocati, intercettazioni o tribunali. Solo materia prima verbale prodotta dagli autori stessi e facilmente verificabile.

Lo stile è il mio solito: inchiostro anarconichilista su carta straccia.

10 — MATTEO SALVINI

Vicepresidente del Consiglio / Ministro delle Infrastrutture

«Prima gli italiani. Prima i figli degli italiani.»

(Slogan programmatico 2018–presente, variamente ripetuto)

Tre parole che non significano niente. Eppure funzionano. Il ventre molle del Paese le ha sentite, le ha trovate ragionevoli e ci ha costruito sopra un consenso elettorale stabile. Il problema non è neppure un coglionazzo con più felpe che idee. È che “prima gli italiani” suona come buonsenso a milioni di persone che non si sono mai chieste chi viene dopo.

9 — ROBERTO CALDEROLI

Ministro per gli Affari Regionali / Senatore della Lega

«La Kyenge? Ogni volta che la vedo non posso fare a meno di pensare, anche se non glielo dico, alle sembianze di un orango.»

(Comizio Lega Nord, Treviglio, luglio 2013)

Non fu manco per il cazzo costretto a dimettersi. Anzi, il becerume che sostiene quelli come lui ha continuato a votarlo. A dimostrazione di come le nuove leve come Sardone e Ceccardi, sul fare schifo, abbiano imparato dai migliori.

8 — RENATO BRUNETTA

Ex Ministro della PA / Forza Italia

«I fannulloni del pubblico impiego sono il cancro della società italiana. Andrebbero licenziati tutti in tronco.»

(Dichiarazioni alla stampa, estate 2008 — poi ministro della stessa PA)

Dipendente pubblico, parlamentare, ministro: tutta la carriera sul libro paga dello Stato. La dichiarazione non è ipocrisia: è offerta di mercato. C’era una domanda diffusa di qualcuno che odiasse i dipendenti pubblici per conto dei contribuenti. Brunetta ha risposto alla domanda. Il mercato ha premiato il fornitore. Funziona così.

7 — DANIELA SANTANCHÈ

Ministro del Turismo — FdI, in attesa di giudizio

«Io non ho paura di niente e di nessuno. La mia vita è un libro aperto.»

(Intervista al Corriere della Sera, dicembre 2023)

Il libro è aperto al capitolo truffa e falso in bilancio. Il fatto notevole non è che menta: è che non serva nemmeno mentire bene. Il paese ha sviluppato una tolleranza tale ai ricchi che si fanno i cazzi loro in barba alle leggi che rende superflua qualsiasi cura nella costruzione della bugia.

6 — LUIGI DI MAIO

Ex Ministro / Ex tutto / ora funzionario UE

«Il MoVimento 5 Stelle ha abolito la povertà.»

(Dichiarazione alla stampa dopo l’approvazione del Reddito di Cittadinanza, marzo 2019)

La povertà non fu abolita. Il RdC è stato smantellato. Di Maio oggi rappresenta l’Italia nelle istituzioni europee. Una conclusione perfettamente coerente con la parabola di una classe dirigente che aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e ha finito per accomodarsi al tavolo.

5 — SILVIO BERLUSCONI

Quattro volte Presidente del Consiglio/ Proprietario di un partito lasciato in eredità ai figli, è il politico che più di ogni altro ha contribuito a rendere normali quasi tutte le persone presenti in questa classifica.

«Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Mandava la gente in vacanza al confino.»

(Intervista al Corriere della Sera, 27 gennaio 2013 — Giorno della Memoria)

Il 27 gennaio. Giorno della Memoria. La dichiarazione fece scandalo per un ciclo di notizie, ma è stata presto archiviata, metabolizzata, infine dimenticata. Quello che resta non è la frase: è la dimostrazione che in questo paese si può dire qualsiasi cosa nel giorno peggiore possibile e continuare ad essere un attore politico legittimo.

4 — GIORGIA MELONI

Presidente del Consiglio / FdI

«Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana — e non me lo toglierete!»

(Comizio Vox, Madrid, ottobre 2021)

Cinque identità. Nessun programma. Il discorso non era rivolto agli avversari. Era rivolto a chi aveva bisogno di sentirsi rappresentato da una biografia invece che da una proposta politica. Il paese ha risposto in massa: ha eletto la biografia. Forse è quello che voleva.

3 — MATTEO RENZI

Ex Premier / Ex rottamatore. Dopo aver portato il PD a livelli che Schlein può solo sognare, ha fatto quello che gli riesce meglio: distruggere.

«Ci vuole coraggio a fare le riforme. Io ce l’ho. Se il mio referendum fallisce, mi ritiro dalla politica.»

(Dichiarazioni ripetute durante la campagna referendaria 2016)

Il referendum fallì. Renzi non si ritirò. Nessuno si sorprese davvero,  men che meno gli elettori che lo avevano sentito promettere. In un paese normale una promessa pubblica rotta così clamorosamente costerebbe la carriera. Qui è diventata un format: prometti, perdi, rimani, rifai da capo. Come diceva qualcuno, avere la faccia come il culo è il meno. Quello che conta è il coraggio di indossarla ogni giorno.

2 — IGNAZIO LA RUSSA

Presidente del Senato della Repubblica Italiana

«Ho solo busti di Mussolini a casa mia. Li colleziono, è storia.»

(Dichiarazione pubblica più volte confermata — intervista RAI, 2022)

Seconda carica dello Stato. Ha detto quello che ha detto con la tranquillità di chi sa esattamente di poterselo permettere. E ha ragione. Il punto non è la collezione. È la consapevolezza che viene dall’esperienza accumulata in decenni di impunità verificata.

1 — SILVIO BERLUSCONI

Quattro volte Premier / entra due volte perché lo merita

«Con tutto quello che faccio per questo paese, mi farei scopare anch’io.»

(Intercettazione, procedimento Ruby, riportata da più organi di stampa — 2012)

Dopo questa intercettazione fu rieletto. Questo è l’epitaffio del paese, non il suo. Berlusconi era coerente: ha sempre pensato che il potere fosse una conseguenza diretta della proprietà privata con annessi diritti di godimento. Lo ha detto, lo ha fatto e non ha mai smesso. Il paese lo sapeva. Il paese lo ha rivotato. Da qualche parte, in quella sequenza, c’è tutta la spiegazione di quello che siamo.

Notarile e inutile, come sempre. 🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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