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Quando il saggio indica la lotta di classe, la sinistra guarda i comignoli.

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Il nuovo monarca del Vaticano è stato salutato magno cum gaudio dai papisti delle ZTL. Gli stessi che hanno alzato i flutes con lo champagnino all’annuncio del nome scelto dal re: Leone XIV.

È fatta tradizione per ogni Papa, qualora scelga di chiamarsi come un predecessore, di voler stabilire un principio di continuità. E allora, non per deludere chi ringrazia Papa Prevost  “per aver preso il nome dal Papa che ha scritto la Rerum Novarum, l’enciclica sociale con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione in ordine alla questione sociale”, ma quello di Leone XIII è un testo antisocialista che invita sostanzialmente i lavoratori ad associarsi in organizzazioni che prendano le distanze dalla lotta di classe proponendo la sottomissione deferente a quei padroni che si dimostrano minimamente toccati dalla misericordia.

La gerarchie clericali, così come quelle della classe politica, non si dividono in conservatrici e progressiste: sono tutte conservatrici. La differenza è semmai tra chi è palesemente e orgogliosamente reazionario, come i nazivescovi americani, e chi, come Prevost, ha maggiori doti comunicative con le quali intorta da duemila anni le persone mostrando false aperture.

Io non so praticamente nulla di preti e di cardinali. Non conosco le loro posizioni e, da non credente, non mi interessano. Tuttavia mi interessa la Chiesa come istituzione politica e, per questa ragione, non mi stupisco se il Papa fa bene il suo lavoro parlando di “pace disarmata e disarmante”. Che cosa dovrebbe dire: “Andate ed ammazzatevi tutti?”

Al contrario, la verità laica è quella di una sinistra che ha sempre meno fedeli e una destra di scappati di casa che è maggioranza in un Paese che sprofonda nell’ignoranza. La prima pensa che Leone XIV  sia il leader della moderazione e ne fa la figurina più importante nell’album del misticismo neoliberale; la seconda è quella che in chiesa prega a mani giunte e sul sagrato fa il saluto romano. Entrambe vorrebbero avere il fan club del Papa, ma mancano duemila anni di pratica.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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