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Il referendum dei poveri

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Premessa: nella riflessione che trovate di seguito non si parla del quesito relativo alla cittadinanza, perché restano forti i dubbi sull’efficacia del referendum per risolvere i problemi della legge in vigore.

Non è tutto fascismo quel che luccica

Prima che qualcuno pronunci la parola “fascismo” anche sulla questione dei referendum, vale la pena ricordare che non votare l’8 e 9  giugno, o invitare a non votare, non solo è legittimo, ma è prassi consolidata. Chi ha un po’ di dimestichezza con le vicende del nostro paese, molto probabilmente ricorderà che Marco Pannella, il leader referendario per antonomasia, ricorse all’astensionismo nel referendum del 1985 sulla scala mobile invitando a non andare a votare. Quella volta l’esito referendario fu negativo e Il provvedimento del governo Craxi che rallentava il processo di adeguamento degli stipendi e dei salari dei lavoratori dipendenti all’aumento del costo della vita rimase. In un altro momento la stessa indicazione fu catastrofica nell’esito, come accadde con l’invito ad andare al mare lanciato dallo stesso Craxi nel 1991 sulla preferenza unica. In quell’occasione il 50% fu superato anche per reazione alla presuntuosa presa di posizione del segretario del Partito Socialista. Più di recente, un altro ego debordante è stato sconfitto dal referendum: il tema era la riforma costituzionale, l’anno il 2016 e il megalomane Matteo Renzi.

Si può certamente discutere se sia legittimo che parlamentari e ministri invitino a disertare le urne e se sia moralmente riprovevole che essi stessi si vantino di stare a casa. D’altra parte c’è chi sostiene che il quorum sia un ostacolo che falsa la competizione proprio perché legittima chi non partecipa, ossia dà un peso improprio a chi è disinteressato alla politica. Tuttavia, ripercorrendo brevemente la storia dell’istituto referendario, andrebbe tenuta presente la ragione per cui i Costituenti vollero inserire il quorum, vale a dire per proteggere il Parlamento da eventuali assalti referendari in un momento in cui si tornava a respirare aria di diritti. Ecco perché spetta ai referendari portare metà del Paese alle urne ed è normale che nessun aiuto arrivi da parte di chi contesta di volta in volta i temi su cui ci si esprime.

“Fascista” invece sarebbe se Queen Underdog ci obbligasse a stare a casa, mettendoci un paio di squadristi davanti all’uscio, o se il redivivo Landini e la supercazzolara Schlein imponessero ai rispettivi iscritti di recarsi ai seggi, pena il soggiorno in un gulag. Invece allo stato attuale nulla vieta ai cittadini di informarsi in proprio sui quesiti referendari ed esercitare il diritto di esprimersi a riguardo. O di non farlo. Dico di più: se il quorum non sarà raggiunto e saremo costretti a tenerci questo schifo di leggi sul lavoro, la colpa non sarà certo dei nipoti del duce, ma della pseudo sinistra che quelle leggi ha a suo tempo voluto e approvato.

Peggio di un bugiardo è un bugiardo che è anche un ipocrita

Noam Chomsky, parlando della strategia della distrazione, ha detto che sviare l’attenzione delle persone dai problemi importanti e dai cambiamenti imposti dalle classi dominanti è indispensabile per impedire l’accesso alle conoscenze essenziali riguardanti la scienza, l’economia o il buon governo di una nazione. Mantenere l’attenzione delle masse deviata dai veri problemi sociali, imprigionandola nell’incultura diffusa che domina la maggior parte delle società occidentali, potrebbe essere definito fascismo, se per fascismo intendiamo la supremazia dell’ignoranza sulla consapevolezza, ossia la conoscenza. Infatti il fascismo, come ideologia, prospera tra le fila di chi ha pochi strumenti di analisi e comprensione.

Parlare alla pancia (o al culo) della gente sfruttandone le emozioni basiche è tipico di chi intende provocare un corto circuito nell’analisi razionale. Inoltre l’uso del registro emotivo permette di fare breccia nelle menti semplici per impiantare paure, dubbi e ossessioni al fine di indurre comportamenti di massa che in genere portano alla sconfitta del ragionamento. Stimolare di continuo l’ignoranza e la mediocrità genera una qualità sempre più bassa dell’educazione delle classi subalterne che finisce col diventare impossibile da colmare. Così, se a destra l’ignoranza è sinonimo di forza, a sinistra è  imperativo far credere all’individuo di essere il solo responsabile delle sue disgrazie. Entrambe le strategie portano al successo delle élites e all’inibizione della reazione. E senza azione non c’è cambiamento.

La progressiva e premeditata disgregazione sociale pensata nei primi anni Ottanta e che si ricompatta nella politica che accresce le disuguaglianze fa sì che ci troviamo nella situazione in cui la sinistra di oggi vuole abrogare norme fatte dalla sinistra di ieri, Pertanto è comprensibile che Meloni, il Girasagre e Tajani vogliano stare alla finestra per godersi l’ennesima collisione correntizia all’interno del PD. Tardivo pare anche l’interesse per la precarietà del lavoro da parte del maggiore sindacato italiano in crisi di adesioni dopo aver siglato contratti da fame. A mio modesto avviso sarà impossibile fare in modo che oltre 25 milioni di italiani vadano a votare in un fine settimana di inizio giugno, ma sarei felice di essere smentito dalla vittoria del Sì. Purtroppo chi non ha appeso la ragione al chiodo sa bene che a prevalere sarà ancora una volta il dogma del capitale sui valori vitali e di dignità delle persone. Si chiama sfruttamento, ma se preferite chiamarlo fascismo, accomodatevi.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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