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Meglio avere un secchio Gaston, sto per vomitare

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Ripasso domenicale sul Ventennio.

Premessa: con questa dirigenza PD ci ritroveremo al governo Ginevra Meloni.

✔️ La destra, in particolare Fratelli d’Italia, si sta abbuffando a tal punto di posti di potere da sembrare il signor Creosoto dei Monty Python. Il capolavoro? Sangiuliano indubbiamente.

✔️ La Corte dei Conti osa porre rilievi sull’operato del governo in merito alla gestione dei fondi del PNRR? Meloni introduce nell’ennesimo decreto legge (perché il Parlamento, “aula sorda e grigia”, ormai è ridotto a bivacco per stipendiati) la norma che impedisce alla Corte stessa di intervenire sul PNRR in itinere per “accertare responsabilità gestionali e rilevanti ritardi”.

✔️ Il testo del ddl (dicevamo del governare per decreto?) atteso in aula per il 19 giugno conferma la punibilità della maternità surrogata, peraltro già prevista dalla legge 40 del 2004, ma aggiunge che sarà punito ogni cittadino italiano che in qualsiasi forma prenda parte al processo di surrogacy, anche all’estero.

Fermo restando che maternità surrogata e utero in affitto non sono la stessa cosa e che la sinistra neoliberale fa campagne per i ricchi, dissimulandole per diritti civili, Meloni pianta invece la sua bandierina ideologica al solo scopo di andare a cercare consenso.

Rispetto a tutti i governi precedenti, l’ho già scritto altrove, quello attuale ha una particolarità unica. Per la prima volta, come ha giustamente osservato Gianni Cuperlo, <<a reggere il timone […] c’è la sola cultura politica rimasta estranea alla stesura della Costituzione e al patto repubblicano. Per la destra è qualcosa che ha un valore politico e simbolico enorme […]>>.

C’è un’eredità culturale pesantissima nel nostro Paese che arriva dal berlusconismo e transita per il momento naif del Girasagre al Papeete Beach. È quel cercare, a destra, qualcosa che vada oltre il merito delle proposte e persino al di là del posizionamento delle singole sigle: il redivivo mito dell’uomo forte al comando.

L’impressione è che su questo terreno FdI, più ancora dei suoi alleati, voglia furbescamente sfruttare il tema dell’egemonia culturale non tanto “cooptando” Dante Alighieri nel partito del populismo reazionario attraverso  il ricorso alle scempiaggini ideologiche del ministro Sangiuliano quanto cercando in un diverso assetto dello Stato e dell’equilibrio tra poteri la legittimazione che da Piazzale Loreto ad oggi l’estrema destra non ha mai ottenuto.

Se di questo si tratta, è chiaro allora che la sequenza di gaffe e provocazioni disseminate negli ultimi mesi da ‘Gnazio Benito La Russa (valga per tutte la “banda di pensionati”  in via Rasella), dal ministro cognato (la sostituzione  etnica) e dall’ “ideologo” Sangiuliano (Dante padre della destra) erano solo prove generali di archiviazione della Repubblica fondata sull’antifascismo.

Per definire quello che sta facendo il governo, la parola giusta è autoritarismo. Peccato solo che sia toccato a Prodi, uno dei maggiori responsabili in retrospettiva di questo mesto presente, aver azzeccato un ragionamento.

La Treccani, prima che Meloni ne faccia una dependance dell’Istituto Luce, dà la seguente definizione di autoritarismo: “Forma esasperata di abuso dell’autorità, che in quanto tale può essere riferita a persone, istituzioni e ideologie. Più correntemente, atteggiamento o comportamento autoritario, soprattutto se associato all’esercizio di fatto o di diritto di un potere all’interno di una istituzione (famiglia, scuola, stato)”.

Eccola qua la forma politica della destra in voga in Europa e di cui l’Italia uscita dal voto di settembre (non bisogna dimenticare la responsabilità degli italiani) è a tutti gli effetti un esempio e un riferimento.

Salendo di livello, proprio come un Super Saiyan, sopra l’autoritarismo troviamo la democratura, cioè una fusione tra democrazia e dittatura, un regime politico formalmente democratico, ma con caratteristiche proprie di una dittatura. Al piano attico ci sono fez, pantaloni alla zuava e busti marmorei.

Sembra proprio che la nullità fattuale del New Deal della sinistra più frattaglie rossobrune faccia il paio con la propensione alle adunate in piazza di buona parte del Paese.

Ginevra deve solo avere pazienza.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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