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La faccia come il chiulo parte III

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Macron e la sua corte di turboliberisti targati Amundi possono anche passare per sinceri democratici, richiamare all’unità nazionale e blablabla, ma i sans bidet a questo giro non se la sono bevuta e a un arrogantello azzimato che si crede De Gaulle hanno preferito una ruspante milfona fascistoide.

A nulla servirà mettere insieme improbabili alleanze per arrestare la montante marea nera in Francia e negli altri paesi europei, a meno che non ci si decida a porre mano alla ridefinizione, ancorché minima, dell’attuale modello di sviluppo. Le democrazie sono in crisi non a causa di gente come Trump, Meloni e Le Pen, ma perché welfare, salari e istruzione hanno smesso di essere al centro delle agende di chi governa. La destra estrema è sempre l’effetto, mai la causa.

Le scelte dei governi di centrodestra e di centrosinistra dagli anni Ottanta in poi hanno portato a un progressivo e voluto deterioramento del tessuto sociale. La politica conferma quel che sono ovunque oggi le categorie tradizionali della destra e della sinistra e come le si possa così sintetizzare: un blocco monocolore che campa dovunque per cooptazione ed è votato da meno della metà degli aventi diritto. Allora come elaborare un discorso alternativo su lavoro e welfare che dia risposte concrete allo scontento sempre più diffuso? Semplice, non si può.

La realtà, dopo l’esaurimento della spinta propulsiva seguita alla ricostruzione dell’Europa post bellica e alle conquiste sociali maturate negli anni Sessanta e Settanta, è decisamente diversa da come ce la saremmo aspettata. Si lavora uguale ma peggio, si guadagna meno, si spende di più e, se si lavora meno, è solo perché nel frattempo tante attività sono scomparse o hanno preferito delocalizzare per andare a fare profitti dove il lavoro costa meno e lo Stato Sociale è inesistente.

➡️ Problema n°1
Come si porta quest’informazione a un numero sufficientemente vasto di persone, in modo da generare un effetto volano che produca l’elaborazione di una coscienza critica solo un poco più elaborata di quella dei fasciopischelli di Gioventù Nazionale?

Se non vogliamo parlare di coscienza di classe, perché il passo successivo potrebbe essere una lotta dai pericolosi connotati sovranazionali che richiama a Marx e non sia mai, potremmo armocromisticamente girarci intorno, chiamandola “coscienza della reale situazione sociale, politica ed economica”. Da qua in avanti però è tutta salita.

➡️ Problema n°2
Come si crea una base elettorale?

➡️ Problema n°3
Da oltre 30 anni a sinistra:
– Non c’è un progetto che non sia quello di fare da sponda alla Restaurazione neoliberale;
– Non ci sono leader preparati, ma solo figurine sopravvalutate che si accorgono, a giochi fatti, dei danni prodotti dal revenge porn neoliberale fatto di austerità, privatizzazioni, precarietà, aumento delle disuguaglianze, ceto medio raso al suolo e proletariato sempre più povero.

– Non si sa comunicare. Quando va bene, sono gli svolazzi lessicali di Elly Schlein o di Chiarasifaperdire Valerio a dare l’intonazione. All’apericena patinato sono Fratoianni, Bonelli e il redivivo Vendola. Quando va male è il Girasagre de sinistra Marco Rizzo.

In sintesi: la destra vince in Italia e nel mondo perché a destra sono più bravi a fare politica? Certo che no!

La destra vince perché la sinistra è cosa per ipergarantiti che parlano di povertà, purché sia quella degli altri. In alternativa, a far propendere per dosi massicce di antiacido, sono le riflessioni accademiche di accigliati ed autorevoli esponenti del pensiero colto con immancabile libreria alle spalle. Tanto per far capire a noi poracci che è normale che sapere e privilegio vadano a braccetto.

In Francia la battuta che circola di questi tempi è la seguente: “speriamo di non fare la fine dell’Italia”. Purtroppo è vero ed è quello che accade quando si indeboliscono gli argini ideologici dei dettati costituzionali per lasciare spazio a legittimazioni de facto e coabitazioni di governo con soggetti politici che sono nient’altro che i nuovi lacchè del capitale e della finanza. O siete così maestosamente ingenui da pensare che, in caso di vittoria, Le Pen abbia uno straccio di programma economico diverso dal riprendere proprio dove ha lasciato Macron?

È come se in questa fase di Restaurazione neoliberale, laddove ancora si finge bipartisan che a decidere sia il voto, non si voglia riconoscere lo psicodramma in atto a sinistra, dove gli attori sembrano saper solo gridare al ritorno del fascismo, ma più che alle camicie nere in salsa banlieue o Garbatella siamo di fronte a un’estrema destra che vabbè sarà pure nostalgica, ma in realtà rappresenta agli occhi delle élite niente di più che una carta da giocare per continuare a gestire il potere e ampliare i propri interessi predatori. Il vero colpo di genio sta nell’andare a prendersi il consenso di binari, rosiconi e fallocefali.

Qualche pessimista potrebbe pensare che, dopo Italia e Francia, un futuro a destradestra potrebbe toccare pure alla Germania, con i nazi di AfD, e alle (ex) socialdemocrazie del Nord Europa. Al di là dell’esito del ballottaggio in Francia, è chiaro che si sta strutturando una virata brusca nella destra occidentale destinata a durare. Intanto quello che splende come oro al sole è il fallimento del riformismo moderato che negli ultimi tre/quattro decenni ha governato in sintonia con l’ideologia liberista, togliendo spazio di intervento allo Stato, svendendo asset a nastro ai privati e polverizzando l’istruzione. Saremmo anche un po’ stanchi di ripeterlo, ma senza un programma di giustizia sociale minima non sarà facile battere il volto nuovo della destra.

Inoltre nel futuro prossimo sarà cruciale il tema della pace: una sinistra sostenitrice della corsa al riarmo può solo rimediare nuove sconfitte. A tale proposito c’è il seguente passaggio chiave nel programma del Nouveau Front Populaire riguardo il conflitto in Ucraina: “Sconfiggere la guerra di aggressione di Vladimir Putin e rispondere dei suoi crimini davanti alla giustizia internazionale: difendere incrollabilmente la sovranità e la libertà del popolo ucraino, nonché l’integrità dei suoi confini, attraverso la consegna delle armi necessarie, la cancellazione del debito estero, il sequestro dei beni degli oligarchi che contribuiscono allo sforzo bellico russo”. In pratica la lotta “antifascista” in Francia si impernia sulla concezione più classica delle sinistre interventiste, vale a dire soffiare sul fuoco della WWIII. Se qualcuno può spiegarmi che cosa ci sarebbe di “antifascista” in tutto ciò, sono pronto a capire.

Esistono, un po’ grossolanamente, due chiavi di lettura del successo dell’estrema destra in Europa, una superficiale e l’altra più profonda. La prima è legata alla posizione di opposizione politica e parlamentare tenuta negli ultimi quindici anni di crisi economica, di impoverimento delle fasce medie e popolari, di manifesta sconfessione dei pronunciamenti della sovranità popolare, di lodi tessute dalla politica e dai media liberali alle magnifiche sorti dell’Unione Europea e della globalizzazione. Possa bruciare all’inferno chi si è dimenticato le profezie di Prodi!

C’è poi la seconda chiave di lettura, quella più profonda, che riguarda la maggiore capacità dell’estrema destra di rispondere, almeno a livello di propaganda, alla prova del governo. Tutt’altra storia è fornire risposte credibili e condivisibili dai più  in merito alle forme di instabilità e di insicurezza che sono letteralmente deflagrate nella società di mercato globale. Cosa ha fatto la sinistra in tutti questi anni? Per dirla con Cetto La Qualunque: “Una beata minchia!”

Imbevuti di progressismo liberale i vari  leader non hanno dimostrato la benché minima forma di percezione dei problemi che peggioravano la qualità di vita nei rispettivi paesi e men che meno sono stati in grado di fornire risposte politiche.

Il capitalismo globale, lungi dall’aver dato vita ad società di mercato ordinata e razionale, sta viepiù favorendo massicce concentrazioni di ricchezza per un frammento della popolazione, ormai al di sopra di ogni legge, mentre per tutti gli altri si prospettano scenari di contrazione delle proprie opportunità attraverso periodi sempre più lunghi di crisi. Il ceto medio sta diventando proletariato e il proletariato ha definitivamente imboccato la via dell’indigenza. In buona sostanza il mercato che si autoregola è un esercizio di stile utile all’elegia neoliberista, ma quel che sta accadendo nella vita della maggioranza delle persone è che la ricerca ossessiva del profitto, in una società che sta spremendo all’inverosimile diritti e risorse, si accompagna sempre più spesso a un fenomeno su tutti: l’erosione degli standard etici.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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