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L’ occhio di Usauron

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La National Security Strategy come nuova Dottrina Monroe: l’America torna al “grande recinto”

La National Security Strategy (NSS, Strategia di Sicurezza Nazionale) è un documento stilato periodicamente dal ramo esecutivo del governo federale degli Stati Uniti che indica le linee generali della politica di sicurezza nazionale del Paese.

Quando si parla di National Security Strategy (NSS) negli Stati Uniti, molti pensano che sia un documento tecnico, un esercizio burocratico che ogni amministrazione confeziona per dare ordine alle proprie priorità globali.

In realtà, chi osserva la geopolitica con un bagaglio minimo di nozioni sa che la NSS è il vero atto politico fondativo della postura americana. È il luogo in cui Washington esplicita, con molta più franchezza di quanto faccia la retorica quotidiana del babbione aerografato, ciò che ritiene non negoziabile.

Qui sorge la domanda chiave: cosa rappresenta oggi la NSS? La risposta, per quanto possa sembrare provocatoria, è sorprendentemente semplice: siamo di fronte alla Dottrina Monroe aggiornata  al format globale.

Dalla Dottrina Monroe alla “Monroe Planetaria”

La Dottrina Monroe è una forma di politica estera americana del 1823, enunciata dal presidente James Monroe, che dichiara che l’emisfero occidentale è chiuso a future colonizzazioni europee e che gli Stati Uniti non interferiranno negli affari europei, ma non tollereranno interferenze europee nelle Americhe. La formula che sintetizza il concetto è: “L’ America agli americani” ed è volta a stabilire la supremazia USA nel proprio continente.

La Dottrina Monroe, nata come dichiarazione difensiva, è stata per tutto il XIX secolo la colonna vertebrale dell’isolazionismo operativo e dell’espansionismo silenzioso degli Stati Uniti.

Con il sorgere del ventesimo secolo, la dottrina si è trasformata: da barriera difensiva è divenuta piattaforma imperiale. Il corollario Roosevelt l’ha poi resa esplicitamente interventista. L’America, da potenza regionale, è divenuta gateway delle dinamiche globali.

La NSS del XXI secolo compie un passo ulteriore: non esiste più un emisfero occidentale da proteggere, esiste un sistema mondo da disciplinare. Tuttavia la logica di fondo è la stessa di Monroe:

👉 noi definiamo il perimetro;

👉 noi decidiamo chi può entrarvi;

👉 noi valutiamo le minacce;

👉 noi interveniamo, se necessario.

Solo che oggi il recinto non è più il continente americano: è l’ordine internazionale stesso.

Cos’è davvero la NSS (e cosa non è)

La NSS non è mai soltanto un inventario di minacce. È una griglia mentale che indica dove Washington percepisce il rischio di perdita d’influenza. Eccone, in sintesi, i pilastri contemporanei:

1️⃣ Pre-emption soft: contenere senza dichiararlo

La retorica è democratica, ma l’obiettivo è molto in stile Monroe: impedire ai rivali l’accesso a regioni chiave. Come nel 1823 si voleva impedire all’Europa di rientrare in America Latina, oggi si cerca di:

➡️ bloccare la Cina nell’Indo-Pacifico

➡️ frenare l’interdipendenza euroasiatica

➡️ evitare che la Russia abbia profondità strategica

È la stessa logica, solo con un glossario diverso.

2️⃣ L’ordine come proprietà privata

Monroe parlava di “ordine nell’emisfero”.
La NSS parla di “rules-based order”.
La sostanza è la stessa: un sistema normativo che riflette gli interessi americani e definisce chi è dentro e chi è fuori.

3️⃣ Sicurezza = tecnologia + supply chain

La Dottrina Monroe era militare-territoriale.
La NSS è militare-tecnologica: il recinto non è più geografico, ma digitale, commerciale, logistico.
Controllare semiconduttori, reti 5G, rotte marittime e satelliti è la nuova versione del “tenere le potenze europee lontane dalle Americhe”.

Il ritorno del “mondo a sfere”

Paradossalmente, mentre la retorica americana parla di mondo interconnesso, la logica della NSS indica una divisione netta:

🟢 zona interna: gli alleati, gli integrati, i compatibili

🟡 zona liminale: gli incerti da corteggiare

🔴 zona esterna: i “revisionisti” da contenere

Esattamente come nel XIX secolo, ma con un’estensione planetaria.

Gli USA odierni non sono isolazionisti, ma sono territoriali nella mentalità: considerano la globalizzazione come spazio vitale in cui garantire i propri interessi e la propria sicurezza.

In questa cornice la Cina è letta come una potenza europea del 1823: un soggetto esterno che rischia di violare il “cortile di casa”. Solo che il cortile adesso è l’intero Indo-Pacifico.

La differenza decisiva: la NSS non accetta limiti

Nella Dottrina Monroe originale, gli Stati Uniti chiedevano alle potenze europee di restare fuori. Nel mondo della NSS, Washington chiede che nessuno stabilisca un ordine alternativo. Non vuole solo difendere confini: vuole difendere la centralità dell’America come architrave del modello tardo capitalista.

Dire che la National Security Strategy sia la nuova Dottrina Monroe non è un paragone storico arbitrario: è la constatazione che gli USA, pur in un mondo multipolare, ragionano ancora con la logica di chi deve custodire una sfera d’influenza che oggi si chiama ordine internazionale neoliberale. Un po’ quello che fa quel vegliardo fanatico di Saruman col Palantir.

Non è una bizzarria del caso che la sfera magica de Il Signore degli Anelli abbia ispirato il nome di Palantir Technologies ad una delle aziende più controverse del settore tecnologico, le cui azioni sono aumentate in valore di cinque volte nell’ultimo anno, portandone la valutazione complessiva a 380 miliardi di dollari.

Oggi Palantir viene citata sia che si parli di intelligenze artificiali sia che i temi siano la sicurezza nazionale o la sorveglianza. Ufficialmente, però, non fa nulla di tutto questo: Palantir si occupa di analizzare dati e di produrre software in grado di integrarli, unendo informazioni provenienti da fonti diverse in un unico archivio.

Monroe vs NSS: “una fazza una razza”

In sintesi:

🌎 Monroe difendeva un emisfero.

🌐 La NSS difende un ecosistema.

In entrambi i casi, ciò che si difende è il primato americano.

Il linguaggio è cambiato, il lessico si è raffinato, ma il nucleo resta immutato: gli USA decidono la forma dell’ordine e chi lo mette in discussione diventa una minaccia strategica.

L’approccio dell’ NSS rivela con estrema chiarezza una visione del mondo che non appartiene al XXI secolo, ma direttamente all’Ottocento: una politica estera mercantilista, neo coloniale, fondata sulla Dottrina Monroe, sull’idea che le risorse naturali siano la chiave della potenza economica e che l’obiettivo principale degli Stati Uniti sia ridurre il proprio deficit commerciale e di bilancio. È la visione economica dei manuali di storia: l’economia come bottino, la diplomazia come strumento per “spremere” le nazioni più deboli, la geopolitica come spartizione del mondo.

Gli Stati Uniti di oggi seguono una linea grezza e cinica:

– non interferire con gli autocrati;

– non “predicare” i diritti umani universali, siano essi sociali o civili;

– non ostacolare i regimi illiberali nel Golfo, anzi valorizzarli come fonti di investimenti. Le monarchie petrolifere dei tagliagole islamici sono partner commerciali, non problemi etici. Così come lo è la democrazia genocidaria dell’assassino Netanyahu.

Al contrario, le vetuste democrazie liberali europee vengono descritte come un ostacolo strategico, un continente in declino destinato all’inevitabile erosione della propria identità, a causa delle migrazioni e della conseguente sostituzione etnica.

Quello dei teocon/neosuprematisti americani non è soltanto un caso di nazionalismo ignorante (Vannacci e Salvini potrebbero esserne la rappresentazione nostrana), ma è una visione dichiaratamente post democratica, che considera i valori liberali non come un perimetro, ma come un ostacolo agli interessi economici.

Non provano neanche a negare

Gli USA di Trump e del NSS parlano di “resistenza” ai governi europei e auspicano una trasformazione politica interna dell’Europa, incoraggiando apertamente le forze nazionaliste e di estrema destra.

L’amministrazione non si disturba neppure a negare di voler puntare a dividere il continente e a favorire una convergenza tra Washington e Mosca contro Bruxelles. È questo un rovesciamento completo della tradizione americana del dopoguerra, che ha sempre considerato l’unità europea un pilastro della sicurezza atlantica.

La “vision” attuale è quella tipica dei movimenti reazionari del Novecento: difesa della civiltà occidentale (intesa come bianca e giudaico-cristiana) dall’invasione degli “altri”, mito della decadenza delle democrazie liberali, idealizzazione dell’uomo forte e disprezzo per il pluralismo. È un linguaggio che ricorda più l’Italia fascista o la Germania nazista che la tradizione politica degli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale in avanti.

Che nel 2025 questa visione diventi la strategia ufficiale della prima potenza mondiale è un segnale preoccupante della regressione culturale della destra americana, ma è quello che filtra senza troppi fronzoli dalle parole di Vance, Rubio e Musk.

L’egemonia come atto di fede

Alla fine, la National Security Strategy è soprattutto questo: un catechismo del potere. Un rituale laico che ogni amministrazione si trova a riscrivere per dimostrare a se stessa che l’universo politico è ancora centrato su Washington, anche quando la realtà manda segnali opposti.

La cosa più interessante, però, non è la NSS in sé, ma ciò che rivela: un sistema politico che ha bisogno di ribadire la propria supremazia perché non può più darla per scontata. Un impero che ricompone i pezzi del mondo come se fossero ancora gli anni del secondo dopoguerra, mentre l’ordine internazionale si sta fratturando come un continente in deriva tettonica.

E allora il paradosso emerge in tutta la sua crudezza: mentre gli USA cercano di rinchiudere il pianeta in un recinto normativo globale, le “periferie” si muovono sempre più indipendenti, sempre meno disposte a credere nella narrazione delle varie amministrazioni. Pertanto la Monroe del XXI secolo non è un dogma geopolitico: è la dichiarazione d’insicurezza di una superpotenza con metastasi diffuse.

Non è il mondo che sta lasciando l’America. È l’America che non riesce più a contenere il mondo.

La NSS prova a disegnare confini mentali, a imporre categorie, a decretare chi è “responsabile” e chi “revisionista”. Ma il sistema che pretende di governare è ormai troppo complesso, troppo frammentato, troppo disallineato per accettare un’unica voce, un’unica grammatica di potere.

Le strategie di sicurezza funzionano finché tutti riconoscono l’autorità di chi le scrive.
Ma quando l’autorità vacilla, quando gli imperi iniziano a spiegare le proprie paure anziché mascherarle, allora succede l’inevitabile: le crepe diventano sistemi, le periferie nuovi centri, l’ordine una finzione che sopravvive solo nei PDF governativi. E così la moderna Dottrina Monroe non appare più come una teoria di sicurezza, ma come l’ultimo tentativo di trattenere un mondo che non vuole più essere trattenuto.

Non c’è bisogno di immaginare rivoluzioni, insurrezioni o cataclismi: l’insubordinazione globale è già in atto, lenta, silenziosa, entropica. Non esplode: corrode. Mentre Washington aggiorna il suo recinto planetario, fuori dallo steccato succedono cose.

Sono morti che camminano sulle macerie del loro stesso paradigma. È solo che non riescono più a mascherare la puzza.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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