Storie Diverse

Il vento si è fermato

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Probabilmente non ve ne fregherà un cazzo, ma Il Primo Maggio non sono andato al corteo. Non per stanchezza, non per impegni. Per mancanza di spezzone.

Cercavo un posto dove stare senza fingere. Non l’ho trovato. Ho guardato le foto sui social — bandiere, striscioni, palchi, cantanti — e ho riconosciuto la liturgia. Tutto al solito posto. Tutto fermo.

Il vento che gonfiava quelle bandiere si è fermato da un pezzo. Nessuno lo dice, ma si vede. Le posizioni si sono appiattite fino a diventare indistinguibili. Il campo largo, la rete, la convergenza sono parole che promettevano alternativa e hanno prodotto primarie, “comando io, no comando io” e, in ultimo, avatar renziani. Un blocco monocolore che si vorrebbe chiamare pluralismo e invece è un circo mediatico in cui ognuno porta lo stesso numero: la fuffa.

Ho scritto enne volte su ittica di questo deserto. Lo scrivo da anni e, alla lunga, mi sto rompendo i coglioni. Il problema non è l’analisi, perché scoprire che il Re è nudo e ce l’ha pure piccolo è, a suo modo, anarchicamente gratificante. Il problema è che fare rete in questo contesto sta diventando una perdita di tempo che non posso più permettermi. Non per cinismo. Per economia. L’età avanza, ho energie limitate e interlocutori che non hanno voglia e tempo.

Così, quando il collettivo non ha contenuti da condividere e la militanza diventa gestione del consenso o opposizione di maniera, trovo conforto nel ritenermi abbastanza civile da potermi governare da solo e da solo tiro avanti con la mia disillusione e il mio sarcasmo.

E allora sono rimasto a casa. Anzi no, ho ripreso la bicicletta e sono andato a fare un lungo giro con mio figlio. Non accadeva da tempo e, se proprio vi va di saperlo, sono stato bene.

Le bandiere non hanno sentito la mia mancanza. Io non ho sentito la loro.

🌹🏴‍☠️

 

 

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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