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Appena sopra la zanzara

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C’è un momento preciso in cui la pochezza di un uomo politico smette di essere opinione diffusa e diventa dato oggettivo. Per Matteo Salvini quel momento si ripete inesorabilmente ad ogni uscita pubblica. E ieri ne abbiamo avuta l’ennesima conferma.

Succede che Donald Trump, sì proprio l’umano più schifoso dell’universomondo, abbia ricondiviso su Truth Social un’intervista in cui il Girasagre gli baciava il chiulo come e più di Gioggia e lui, il vicepremier della settima economia mondiale (sigh!), il ministro delle Infrastrutture (‘azz..!), l’uomo che tiene in mano i cordoni di cantieri per miliardi di euro (ma porc..!), se ne va in giro a vantarsene col durello, come un adolescente a cui la strafiga della classe ha promesso una bazziga.

L’intervista in causa è quella concessa da Tonio Salvinio, il folletto bibitiere del Fasciobosco, al sito statunitense di estrema destra Breitbart qualche mese fa. In quell’occasione Salvini ha dichiarato che il presidente Trump è ‘il nostro alleato’ e ‘il nostro amico’, e che ‘ogni malinteso sarà risolto molto presto’”. Il periodo è lo scorso febbraio, durante le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, prima delle accuse del presidente Usa a Meloni. Trump, a giudicare dal post, aveva apprezzato gli elogi espressi dal leader della Lega.

Eh beh, come si può non essere generosi con uno che dice: “Ringrazio il presidente Trump per il coraggio e per le basi culturali che sta dando a un progetto economico e politico, perché è fondamentale dare una base culturale, di valori e ideali e ideale, altrimenti tutto passa”. E aveva aggiunto: “Mi sembra che questa sia la differenza tra il primo e il secondo mandato del presidente Trump: ora c’è molta più attenzione, anche con figure come Vance, a un contesto culturale profondo e non solo a questioni economiche superficiali. È quello che anche noi stiamo cercando di fare, con difficoltà”.

No, non è TikTok, ma scodinzolamento istituzionale certificato sì. E così, mentre l’uomo che si veste sempre con i panni di qualcun altro (l’immagine qua sotto parla da sola) conta i cuoricini di altri badola come lui, fuori dal Palazzo succedono cose.

Queste.

I dazi americani stanno già mordendo il manifatturiero italiano, automotive in testa, un settore che produce il 5,6% del PIL e che con i mercati americani ha un rapporto tutt’altro che marginale.

I produttori di vino, che negli Stati Uniti esportano per oltre due miliardi l’anno, stanno guardando i loro contratti con la stessa espressione con cui si guarda un ghiacciolo al sole di luglio.

Le famiglie italiane, reduci da anni di inflazione e tassi che hanno fatto saltare i piani di rientro dei mutui, si affacciano su una nuova onda di recessione  con la stessa allegria con cui si riceve una cartella dell’AdE.

E poi i cantieri. Quelli che Salvini dovrebbe tenere aperti per mestiere, per mandato, per quella cosa che una volta si chiamava responsabilità di governo. Il caro energetico non è uno slogan, è un moltiplicatore di costi che trasforma appalti già aggiudicati in voragini contabili. Le imprese aspettano revisioni dei prezzi che non arrivano. I subappaltatori falliscono. Le maestranze si ritrovano senza lavoro. Le opere restano a metà. Ma il ministro è occupato. C’è un repost da celebrare.

Qui non si tratta nemmeno di destra o sinistra, categorie stanche come l’elastico delle mie mutande. Si tratta di una cosa più semplice e allo stesso tempo più grave: un uomo che ricopre un ruolo esecutivo di primo piano e che ha scelto, consapevolmente, di misurare il proprio successo politico sulla base dell’attenzione che gli riserva il folle arancione. Un vassallo che non aspetta altro che il cenno del padrone per sentirsi legittimato.

Nel frattempo, la stupidità naturale, quella eletta ed istituzionalizzata da altri imbecilli, continua a fare danni che nessun algoritmo produrrà mai. Ci preoccupiamo molto dell’intelligenza artificiale come nuova forma di coscienza, ma forse dovremmo prima preoccuparci della consapevolezza  della coglionaggine umana. Quella sì che manca.

È per questo che Matteo Salvini, alla fine,  è l’arma biologica perfetta per infettare qualsiasi pensiero: basico, binario o “born by bit”. Perché è materia e antimateria che convivono. Una sfida alla fisica. Un errore di sistema che produce anticorpi involontari. È lo Yin e lo Yang. A modo suo, anche l’abitare i panni altrui ha una sua utilità. Che in pratica vuol dire stare un gradino sopra la zanzara, l’essere vivente il cui scopo deve ancora essere dimostrato.

Per lui è tanta roba.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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