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Ho sempre usato il sarcasmo come arma di difesa. Credo sia arrivato il momento di comprare un fucile

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Nelle mie considerazioni sul blog mi lamento spesso del prevalere del mercato sulla politica.

Non mi pare un’eresia sostenere che in Italia l’idea di conflitto di classe sia tramontata da una buona trentina d’anni e che la politica tutta, da destra a sinistra (ma soprattutto a sinistra), abbia ceduto il passo alla glorificazione del globalismo finanziario, manco se quest’ultimo fosse equiparabile a una sorta di neocorporativismo da un lato e, dall’altro, ad una sorta di socialismo analcolico.

Allora tutto bene? Non direi proprio.

Seguo con masochistico interesse il percorso di avvicinamento alle primarie del PD e le dichiarazioni programmatiche degli aspiranti segretari/e. Pur essendo chiaro anche ai ciechi che sarà una cosa a due tra Bonaccini e Schlein e che la spunterà il primo, ad intrigarmi maggiormente sono le supercazzole di Elly Schlein, capaci di superare in alcuni passaggi il miglior Lello Mascetti.

Il volersi presentare come la figurina Panini mancante all’album della sinistra progressista (che in Italia si ferma alla ZTL degli “arrivati”) compie un completo stravolgimento di paradigma: non si parla mai di risorse, di sviluppo, di dati strutturali.

Mai pronunciata, se non sbaglio, la parola globalizzazione. Mai pronunciata la parola finanza. Del tutto ignorato il problema della deindustrializzazione del Paese e lo sviluppo a due velocità che, lasciatemelo dire, il regionalismo differenziato del renziano Bonaccini non farà che incoraggiare.

Oh, poi non è che io riesca a seguire ogni esternazione di Schlein e magari è da settimane che snocciola dati concreti e non solo quelle belle frasette ad effetto che piacciono tanto a certi fotografi del bello sempre in cerca di qualcuno da ritrarre, ma solo per poter dire: “l’ho fatto io!”

Comunque la si veda da sinistra (dove io sto saldamente piantato con i miei piedi vetusti, o almeno così mi piace credere), a me pare che il nocciolo della questione sia non tanto chi dirà di realizzare cosa, magari provando a seguire molto banalmente Lasswell prima ancora che Marx, quanto sforzarsi di capire, ciascuno con gli strumenti a sua disposizione, se in questo paese vi siano ancora elettori in grado di trascinarsi in cabina, esercitare la delega politica (il voto) e riconoscere la fuffa.

Ma andiamo con ordine.

Dalla nascita ad oggi il PD ha perso oltre l’80% degli iscritti, passando da circa 900mila ai 150mila dichiarati nel 2022. Alle elezioni nazionali il partito è passato dai 14 milioni di voti del 2006, se si considerano i voti dei partiti che vi aderirono, a poco più di 5 milioni delle più recenti politiche.

A fronte di queste prestazioni non sarebbe il caso che la dirigenza si voltasse indietro per capire le ragioni che hanno condotto all’entità del deserto che ha alle spalle (a ridaje con Arrakis!) invece di tirare diritto con le faccette più o meno rassicuranti, le carriere per diritto di censo e, sotto sotto, l’avallo di un modello di sviluppo che legittima i pochi a sfavore dei molti?

“Diggiamolo”, sentendo i bei discorsi di Schlein, a chi non sembra (incluso chi scrive) di aver trovato la nuova Rosa Luxembourg? Peccato che poi, ad andare a rileggere, l’unico problema pare essere la destra di Meloni, dei Galeazzi e delle Auguste. Come se questa destra rappresentasse solo un’ ideologia reazionaria (cosa vera almeno quanto l’alternarsi del giorno e della notte) e non anche ben corposi interessi economici. Italiani e non solo. In altre parole, il ben noto, malato, ma sempre vivo capitalismo.

Ospite della Gruber nel cenacolo gauche caviar de La Sette, Schlein ha eluso un po’ maldestramente la domanda se fosse mai stata comunista. È ben vero che, posto così, l’interrogativo della giornalista fosse sciocco e tendenzioso, perché nessuno si aspetta che il PD che Schlein sogna di rinnovare ripercorra la strada del partito che fu di Gramsci, Togliatti e Berlinguer.

Ma insomma, non serve essere vecchi comunisti per capire che un po’ di analisi della struttura sociale è o dovrebbe essere la base imprescindibile di ogni sinistra! Lo sapevano anche i bravi socialdemocratici europei dei tempi d’oro e sappiamo anche lì com’è finita, vale a dire ad equiparare fascismo e comunismo. Forse però per il PD – sia pure in procinto di essere “rinnovato e rifondato” – una riflessione interna seria è chiedere troppo.

Le cose stanno così: da una parte c’è la classe dirigente che sta cercando di rendersi presentabile in cambio di 2 Euro. Dall’altra ci sono milioni di cittadini, o sarebbe meglio ricominciare a chiamarli proletari, che ad ogni elezione “gridano” con la loro l’astensione a Letta, Franceschini e a tutti gli altri capataz di togliersi dalle palle. Oppure hanno varcato il Rubicone per votare il Girasagre e i Donzelli.

Per il PD rosa chemical, ma anche comical, il passaggio da Marx ai Ferragnez è stato traumatico in termini di consenso , ma è niente in confronto ai segoni che, immagino, si stia tirando uno come Crosetto pensando a come la sinistra sia ormai appiattita su una “versione ultra-libertaria e iper-individualistica dei diritti civili” (cit. Tomaso Montanari).

Il PD ormai è “quest’acqua qua”: gente che ha del Paese più o meno la stessa idea di Berlusconi, solo declinata in maniera meno volgare. Ecco che il “pullman di troie” viene sostituito dall’ideologia del merito neoliberista secondo i Ferragnez. È l’Italia becera che ride alla barzelletta della “mela che sa di gnagna” a confronto con quella che pensa che i diritti, ma solo quelli civili, passino attraverso il clone cazzaro di Achille Lauro e le camicine scapezzolate. I poveri, ah beh, quelli si arrangino!

Destra e sinistra, per capirci semplificando un po’ le cose, sono un blocco sociale privo di colore che vota per se stesso e campa per cooptazione. Quando può, non esita a farsi aiutare dal folklore che porta il voto di non pochi nostalgici di certi marmorei busti del Ventennio e da quella parte delle periferie disagiate che non sa più a che santo votarsi per vedersi riconosciuto il diritto ad esistere in una società in cui chi dovrebbe tutelarli li schifa proprio. Una volta garantito per sé Il panem, il resto dello spettacolo, ovvero i circences, lo fa condurre ad Amedeo e a quel distributore di oppio libertariano che è la tv: “Parole, parole, parole…” 🎶🎤

Sono il primo a riconoscere di non avere fatto le scuole alte e che i miei modi non fanno parte del background educativo cosmopolita del buon borghese di sinistra, I am sorry. Tuttavia il bonario paternalismo, quando non è manifesta supponenza, di chi è nato nella famiglia giusta non porta certo i baluba come me ad essere maggiormente propensi a riconoscere i propri limiti attraverso la concessione di un apevicena in Cvocetta come massima forma di ascolto. Che poi, al momento di pagare, mi è capitato spesso di essere l’unico a mettere mano al portafoglio: io, il povero!

Sappiatelo, finché sarà il sottoscritto a pensare e pagare di tasca propria, non ci sarà nessun atto di contrizione e importa sega se, con altri, non saremo ritenuti degni di approdare, tra un asterisco e una schwa, alle meraviglie della Doughnut Economics e al guardaroba rosa del “sinistro perfetto”.

Siamo in pochi, è vero, e non contiamo un cazzo, ma siamo quelli a cui capita spesso di buttare un occhio alla realtà, quella che ha il brutto vizio di palesarsi nuda, per accorgerci che il registro narrativo è in mano a gente con tre lauree che si crede saputa. Peccato solo che quando apre bocca e fa gli schemini non si capisca un cazzo. Quando non sono questi a dirigere l’orchestra, è la volta dei tanti, troppi paraculi, cambiacasacca, carrieristi e maestri del self branding, roba da arrivare a fine giornata solo ricorrendo a dosi massicce di Maalox.

E allora?

I soli rimedi omeopatici per evitare di appesantire il fegato e al contempo rendere un po’ più tollerabile la vecchiaia incipiente sono l’ironia, l’autoironia e, sempre più spesso, il sarcasmo. Altroché smussare!

Se è vero che arriva il momento in cui quelli che sono meccanismi di difesa cadono uno alla volta e si diviene consapevoli di non poter costruire la propria salvezza, né aiutare gli altri a costruire la loro, si può anche dire che con il sarcasmo non solo si può dissimulare la propria incapacità a trovare soluzioni, ma anche opporre un ultimo baluardo a chi o cosa proprio non si riesce a digerire.

Perché l’ironia viene dalla testa ed è più una forma di indulgenza. Al contrario del sarcasmo che viene su dalla pancia, come una sorta di condanna verso noi stessi e gli altri.

È proprio vero che la delusione è un sentimento che non delude mai.

Ad maiora, ma probabilmente no.

🌹🏴‍☠️

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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