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Giorgia 4.0 – Il Paese delle meraviglie comunicative

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Cambiare immagine è facile, sostanza un po’ meno. Sì, perché Fozza Gioggia, quella che gridava “Boia chi molla!” ai comizi, la sovranista che voleva uscire dall’Europa, quella che voleva “affondare i barconi” e “difendere i confini con i denti”, per la seconda tranche della legislatura si propone di diventare la statista più moderata, responsabile e rassicurante del globo terracqueo: una Thatcher de’ noantri con l’algoritmo del consenso sempre aggiornato.

Che poi, a ben vedere, l’operazione non è nuova: si chiama “melonizzazione della realtà”, dove non conta cosa fai ma come lo racconti. Ed ecco che la narrazione ci propone una Meloni ora europeista, ora atlantista trumpiana, ma soprattutto “mater benevola patriae”, meglio ancora se immortalata a spasso con Ginevra.

Il cambio d’immagine, raccontava ieri Giacomo Salvini sul Fatto Quotidiano, non è un’evoluzione spontanea, ma una vera e propria strategia da manuale, affidata a spin doctor, stylist e scenografi presi a prestito direttamente dalla Hollywood nera che cura l’immagine del babbione ciuffato.

Il tailleur al posto della felpa dell’alleato/antagonista Girasagre, la voce più bassa, l’inglese basico arricchito di termini come “values” e “challenge”, infine la presenza fissa nelle occasioni istituzionali – ovunque purché non sia in Parlamento – con il sorriso accattivante che dice: “Me sto a fa’ ‘n culo così per voi boccaloni”.

E i contenuti? Quelli latitano come sempre, ma per l’elettorato di Gioggia è l’immagine che conta: l’Italia che lavora, l’Italia che non si lamenta, i poveri che stanno meglio solo se smettono di esserlo, gli studenti che, se protestano, sono “figli di papà”, i migranti che “ci pensiamo noi”,  ma continuano ad arrivare a migliaia.

Se ci si sforza di guardare Meloni con occhi tanticchio più obiettivi di quelli dei suoi fanlocefali, si scopre che non è cambiata affatto: è solo cambiata la fotografia. La luce è più calda, il tono più pacato, ma la sostanza è sempre quella. Un governo di destra che fa la destra, con un partito attuppato di nostalgici nipotini del pendolo di Piazzale Loreto, ma che oggi si traveste da Fratelli, Sorelle e Cognati d’Italia, salvo inchinarsi a qualsivoglia istituzione sovranazionale, dalla UE della megera laccata Bomberleyen alla Nato del padrone americano.

E niente, certa destra da sempre si ferma alle figure. Che spesso sono di merda.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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