Anchorage, Alaska. Non è l’inizio di un romanzo di Jack London, ma il palcoscenico di uno dei siparietti più surreali della geopolitica contemporanea. Lì, fra orsi polari e raffinerie, Donald Trump e Vladimir Putin si sono incontrati come due vecchi amici che fingono di essere nemici.
Il copione era già scritto: Trump, che si vanta di aver sconfitto tutto e tutti tranne il parrucchiere, voleva far vedere di avere ancora il polso del mondo libero… di essere ignorante. Putin, che non deve convincere nessuno perché a Mosca le elezioni sono un optional, si è presentato con il solito sorrisetto da giocatore di scacchi incallito.
Il vertice, spacciato come “storico” da Fox News e dalla banda neoteocon che sgoverna gli USA, è finito come tutte le grandi trovate della diplomazia contemporanea: con un comunicato vago, pieno di frasi tipo “dialogo costruttivo” e “impegno reciproco”, che in traduzione simultanea significa “non ci siamo messi d’accordo su niente, ma ci vediamo ogni tanto per farci le seghe all’ego”.
Mi sbaglierò sicuramente, ma di qualunque cosa abbiano discusso Trump e Putin, non credo sia stato dell’Ucraina. Questa è ormai data per persa e non è più strategicamente importante per gli USA. Il suo significato consisteva solo nella speranza di usarla per causare il crollo interno della Russia, la sua disgregazione e, di conseguenza, di consentire l’accesso dell’Occidente al supermarket delle risorse russe, all’Artico e alla costituzione di un enorme cuscinetto geografico da opporre alla penetrazione della Cina in Europa (dottrina Biden).
Questo disegno è parzialmente fallito per varie ragioni: militari, capacità di resistere alle sanzioni grazie ai BRICS, genialità diplomatica di Lavrov che ha evitato l’isolamento del suo Paese, interesse strategico della Cina, conscia da tempo che il modello di socialismo di Stato forse non è il massimo, ma che sia peggio della finanziarizzazione predatoria dell’Occidente resta ancora da vedere.
La stampa americana ha gridato al trionfo della democrazia, quella russa al trionfo della Madrepatria. In realtà, l’unico vero trionfo è stato quello del catering: caviale per i russi e cibo demmerda per gli americani. In ogni caso il vertice di Anchorage sarà ricordato, più che per i contenuti, per gli attori e l’ambientazione: un bancarottiere seriale e un avvelenatore di oppositori che parlano di pace mondiale a poche centinaia di chilometri dal nulla. Ma forse è questa la vera metafora: un mondo che discute del proprio non futuro a pochi passi da ghiacci e silenzi violentati dalle trivelle del profitto.
Cosa potrebbe andare male?
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