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Cattive compagnie

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Le recenti votazioni in Argentina e in Olanda giungono a confermare tutto il contrario a chi pensava che i risultati elettorali spagnolo e polacco potessero allontanare lo spettro del populismo greve e del nazionalismo: dopo il trionfo dell’ “anarcocapitalista” Javier Milei in Sud America, il voto olandese trasforma l’incognita dell’estrema destra in una certezza.

Il Partito per la libertà (Pvv), guidato da Geert Wilders, è in vantaggio. Secondo il primo exit poll diffuso dai media nazionali,  il Pvv è primo con 35 seggi sui 150 contesi, seguito dalla lista congiunta Socialdemocratici-Verdi dell’ex vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, con 26 seggi e dai liberali di destra del Vvd del premier uscente Mark Rutte, guidato dalla leader Dilan Yesilgoz, ex ministra della Giustizia, con 23 seggi. Il Nuovo contratto sociale (Nsc) fondato dal cristiano-democratico Pieter Omtzigt si attesta invece a 20 seggi.

Quella di Wilders, alfiere della Nexit (l’uscita dei Paesi bassi dall’Ue), è una vittoria ottenuta sostenendo la linea dura del “no”: no ai migranti, no alle scuole islamiche, no al Corano e no alle moschee.

A seguito di una campagna elettorale dai toni accesi, i 13 milioni di olandesi aventi diritto di voto si sono mobilitati, seppure con un’affluenza data in calo rispetto al passato: a tre ore dalla chiusura aveva votato il 50% degli aventi diritto.

In un’Olanda in cui un elettore su due pare aver perso fiducia nel voto, Wilders ha raddoppiato il bottino dei 17 seggi ottenuti alle politiche del 2021, aggiudicandosi 35 dei 150 seggi in palio nella Camera Bassa degli Stati Generali d’Olanda. Al ticket Laburisti-Verdi guidati dall’ex vicepresidente della Commissione europea andrebbero invece 26 seggi (contro i rispettivi 9 e 8 ottenuti correndo separatamente all’ultima tornata). Terza, con un risultato deludente rispetto alle attese, la leader di origini curde Dilan Yesilgoz, considerata l’erede di Rutte e ferma a 23 seggi (11 in meno rispetto a quanto fatto nel 2021 dal suo predecessore). Più staccato a 20 seggi il Nuovo contratto sociale (Nsc) fondato soltanto ad agosto dall’outsider cristiano-democratico Pieter Omtzigt.

Inutile dire che i primi a congratularsi con Wilders sono stati il vicepremier Matteo Salvini e il premier ungherese Viktor Orban. Meno enfatica nei toni è stata la premier Giorgia Meloni, ma forse solo perché ricorda meglio del suo alleato di governo le parole non propriamente di stima riservate da Wilders (ma anche da Rutte e da Timmermans) all’Italia.

Quella che si apre in Olanda è la fase di un terremoto politico che sarà avvertito ben oltre i confini del paese. Vedremo cosa accadrà quando, a giugno 2024, l’Europa si troverà ad affrontare l’onda lunga dei rigurgiti della peggiore destra dal dopoguerra, ma ancor di più l’impoverimento culturale, sociale ed economico del Vecchio Continente. Che più che vecchio pare ormai decrepito.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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