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“Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria!” (cit.)

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“Sulla scheda scrivete solo Giorgia”.

No, non è il nuovo fascismo. È la Restaurazione imposta dalle élite che non si fidano degli zombie armocromisti. E come potrebbero, dal momento che i più facinorosi tra loro sono passati all’esproprio proletario nei duty free. Hasta Chanel siempre!

Forse, come ho scritto in occasione del “25 Aprile”, qualche intellettuale di sinistra fuori tempo massimo potrebbe pensare che il problema sia solo quello dell’insostenibilità etica dei pronipoti del salame appeso e, di conseguenza, andare a scriverne con toni aulici e sdegnati su qualche giornalone padronale accanto a un fondo di Elkann padre.

Invece, guarda un po’ cosa va a capitare, i fan di Giorgia e gli amici di Gedi giocano entrambi nello stesso campionato, quello dei cani da guardia del capitale.

Al capezzale del modello di sviluppo teorizzato da Adam Smith, ma praticato da scolari egoisti, oggi si ritrovano tutti a fare da esecutori testamentari dell’onda lunga delle lotte per i diritti faticosamente acquisiti tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Settanta.

Su questo blog “ostinato e contrario” non ho certo l’arroganza di spiegare a gente più “studiata” di me perché l’idea di felicità per tutti che avevano gli Illuministi sia stata guastata da quei pizzicamerda di Marx ed Engels, ma è fuor di dubbio che “quanto più la divisione del lavoro e l’impiego delle macchine si estendono, tanto più si estende la concorrenza tra gli operai, tanto più si contrae il loro salario”. (Karl Marx, Lavoro salariato e capitale,1849)

So che gli economisti puri inorridiranno per quanto sto per scrivere, ma sarebbe ora di tornare alla storia della realtà in luogo dell’analisi economica astratta. Il pensiero economico, sia esso riconducibile a Keynes o a Friedman, ha depositato la convinzione che il sistema capitalistico sia una specie di metafisica che va oltre la materia e la storia. Invece è dipendente eccome da materia, energia ed è pure maledettamente storico.

Quanto sta accadendo negli ultimi decenni, vale a dire quelli che hanno visto la globalizzazione (il sogno) seguita a ruota e poi superata dalla finanziarizzazione (il risveglio), ci racconta di un modello di sviluppo che, senza crescita diffusa e redistribuzione, deperisce. Da questa considerazione, semplificando un po’, emerge il disordine che si riflette nelle società ordinate secondo il paradigma economico di stampo produttivo-consumistico a base mercato e la sua sostituzione con la forma speculativa che ha come scopo primario quello di mantenere alto il tasso dei dividendi a beneficio dei pochi per i quali oggi i molti si trovano a lottare gli uni contro gli altri nell’arena neoliberista.

Non è tanto che il capitalismo stia finendo quanto che stia mutando la sua pelle di serpente. In tanti hanno scritto sulla lotta di classe e sul fatto che la stiano vincendo i gigacapitalisti e quei simpaticoni di BlackRock. È vero. Quel che non sta scritto da nessuna parte è che debba continuare sempre così. Ci vorrà tempo e lotte, ma si intravedono i primi segnali di un ritorno al pensiero critico e alla formazione di isolotti dell’impegno a cambiare le cose.

Una delle costanti della Storia è che loro sono pochi e noi tanti. Se proprio deve finire a schiaffoni, facciamo in modo di essere quelli che le danno. Le guerre, se proprio s’hanno da fa’, facciamole contro di loro e non per loro!

Buon Primo Maggio alle lavoratrici e ai lavoratori del globo terracqueo!

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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