Di una cosa sono ragionevolmente sicuro ed è che il mio nome non compare negli Epstein files.
Se rifletto sul perché non sono mai stato invitato a Little Saint James, la risposta è di una semplicità disarmante: l’anarcoinsurrezionalismo da tastiera e le isole private frequentate da miliardari sono compatibili con me quanto Pucci lo è con la comicità.
L’idea che uno come Epstein inviti un blogger anti-élite a tempo perso a un simposio tra finanzieri globali è intrigante, ma sarebbe come invitare un piromane a un convegno di Vigili del Fuoco.
Inoltre, c’è una questione di stile. I jet privati non sono solo mezzi di trasporto: sono dichiarazioni ontologiche. Un anarcoinsurrezionalista che sale su un Gulfstream rischia l’autocombustione per incoerenza prima ancora del decollo. È difficile denunciare il capitalismo globale mentre si sorseggia champagne a diecimila metri sopra l’Atlantico in compagnia di qualche hedge fund manager in fissa per la conquista del mondo.
Poi c’è il dettaglio pratico: le grandi trame internazionali richiedono una certa predisposizione al networking soft, al sorriso calibrato, alla conversazione fluida tra filantropia e agevolazioni fiscali. Invece il medioman anarcoinsurrezionalista tende a trasformare qualsiasi aperitivo in una discussione sull’alienazione strutturale dell’homo economicus. Non è un buon biglietto da visita.
Un’altra ipotesi, meno autoreferenziale ma più solida, è che non tutti siano collegati a tutto. Lo so, è deludente. La Rete e i suoi figli bastardi, i social, ci hanno abituati a pensare che ogni nome sia un nodo in una rete segreta che pulsa sotto la superficie della realtà. Ma a volte un nome non è in un file perché non c’è mai stato. Non perché sia stato cancellato. O perché qualcuno lo abbia secretato. È semplicemente perché non c’entra un cazzo.
Certo, questa spiegazione ha il grave difetto di non produrre thread virali. Non genera video con musica inquietante in sottofondo. Non permette di scrivere “coincidenze???” con tre punti interrogativi. È la spiegazione meno redditizia in termini di adrenalina narrativa e, conseguentemente, di like.
Nel grande teatro della cospirazione permanente, a volte il gesto più sovversivo è accettare che non tutti siano parte del copione. Alcuni scrivono post che faranno, quando va bene, tre o quattrocento visualizzazioni. Altri organizzano cene eleganti. Altri ancora organizzano festini a base di bamba e bambini per sentirsi inarrivabili come gli dei dell’Olimpo. I due universi, per quanto Internet talvolta li faccia avvicinare, viaggiano su orbite incompatibili per principio.
Non sono fuori da quei file perché sono troppo scomodo, troppo radicale o troppo lucido.
Semplicemente non servo.
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