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Grazie Savoia!

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“Non ci posso credere!”, diceva Rolando. Bene, è la stessa reazione che ho avuto alla notizia del “pacchetto completo” funerali in Duomo, camera ardente alla Reggia di Venaria e tumulazione a Superga per Vittorio Emanuele di Savoia.

Sarà pur vero, come diceva il figlio Emanuele Filiberto ai giornalisti, che il padre ha fatto del bene attraverso i suoi ordini (non ho verificato) e che, per andare avanti, ad un certo punto si deve lasciar scorrere. Non è stato certo quello che all’epoca era un bambino a cedere il passo al fascismo, a promulgare le leggi razziali, a controfirmare l’entrata in guerra e, quando le cose si sono messe male, a fuggire da vero codardo, lasciando il Paese (e il Regio Esercito) alla mercè della ferocia di nazisti e repubblichini, oltre che dei devastanti bombardamenti degli angloamericani.

Quel che è certo è che l’8 settembre fu per casa Savoia un marchio di infamia da aggiungere, a farne da contrasto, allo scudo rosso simboleggiante l’ardire, il coraggio e il sacrificio. Quella data significò l’inizio di rastrellamenti e rappresaglie sui civili, con particolare accanimento su quelli di origine ebraica, la fucilazione di interi reparti militari che si rifiutarono di combattere con l’ex alleato tedesco e, infine, la già menzionata prosecuzione dei bombardamenti angloamericani sulle città del nord, soprattutto su Torino.

Il feretro del primo Savoia che non fu re, se non dei rotocalchi, è uscito dal portale avvolto nella bandiera monarchica con cui simbolicamente verrà cremato e le sue ceneri inumate nella basilica di Superga. Veramente pochi gli ombrelli ad attendere sulla piazza antistante il Duomo, segno che Torino ha ben altre preoccupazioni. Qualche leghista a fare rappresentanza più di sé che delle istituzioni e nessun rappresentante della città e dello Stato.

Non ci potevo credere, ma è così che è andata. E forse neppure troppo male, purché della bandiera monarchica sia rimasta solo cenere.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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