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La Papessa

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“La cultura dominante”

Agli Stati Generali della Natalità una Meloni in evidente stato di esaltazione ha sottolineato come nella nostra epoca sia sempre più difficile parlare di natalità, maternità e famiglia. «Sembra un atto rivoluzionario», ha detto dal palco dell’auditorium della Conciliazione, ricordando come il suo esecutivo abbia messo la famiglia «in cima all’agenda».

Per fugare ogni dubbio in merito al fatto che si riferisse al cognato, Meloni ha prontamente precisato, tirando fuori dal cilindro il coniglietto del vittimismo destrorso: «per decenni la cultura dominante ci ha detto il contrario. Vogliamo che non sia più scandaloso dire che siamo tutti nati da un uomo e una donna, che non sia un tabù dire che la natalità non è in vendita, che l’utero non si affitta e i figli non sono prodotti da banco che puoi scegliere e poi magari restituire».

Poi la risposta al Pontefice: «Vincere l’inverno demografico, ha detto il Papa, è combattere qualcosa che va contro le nostre famiglie, la nostra patria, contro il nostro futuro. Santità, noi amiamo le nostre famiglie, amiamo la nostra patria, crediamo nel nostro futuro e faremo fino in fondo la nostra parte», ha concluso. E un “eia eia alalà” no?

Il Papa: «Solo i ricchi hanno possibilità di scegliere»

Come accade spesso in questo mondo a rovescio, è toccato a Papa Francesco  agganciare il fardello della realtà alla locomotiva mistificatrice da Istituto Luce.

Il Pontefice ha ricordato che i giovani spesso si sentono «soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze» e ha messo in guardia dai rischi dell’individualismo estremo. Questo atteggiamento,  ha proseguito, «vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé. Con la conseguenza che solo i più ricchi possono permettersi, grazie alle loro risorse, maggiore libertà nello scegliere che forma dare alle proprie vite. E questo è ingiusto, oltre che umiliante».

Il Papa ha evidenziato come «in questo contesto di incertezza e fragilità, le giovani generazioni sperimentano più di tutti una sensazione di precarietà, per cui il domani sembra una montagna impossibile da scalare», elencando alcuni problemi: «Difficoltà a trovare un lavoro stabile, difficoltà a mantenerlo, case dal costo proibitivo, affitti alle stelle e salari insufficienti sono problemi reali. Sono problemi che interpellano la politica, perché è sotto gli occhi di tutti che il mercato libero, senza gli indispensabili correttivi, diventa selvaggio e produce situazioni e disuguaglianze sempre più gravi».

A questo punto la Papessa ha capito di dover ancora lavorare parecchio per meritarsi il vestito bianco (palese violazione del protocollo: nun je farebbe male manco a Ggiorgia n’armocromista), si è cambiata velocemente d’abito e con lo stesso approccio da esaltata ha informato i suoi sudditi a microfoni uniti (e compiacenti) che la riforma costituzionale la farà in ogni caso.

Gnegne!

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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