Se si volesse individuare il momento esatto in cui la sinistra italiana ha smesso di essere un’alternativa per diventare una variante lessicale del proprio avversario, quel momento coinciderebbe probabilmente con la scoperta, da parte di Elly Schlein, che si può sostenere una guerra per procura senza fine a patto di accompagnarla con un vocabolario sufficientemente rassicurante da anestetizzare chiunque si ostini a farsi domande su dove porti tutto questo.
Perché quando si dice, come ha fatto Schlein in questi giorni, di sostenere le armi a Kiev “con convinzione”, non si sta semplicemente ratificando una linea già scritta da altri: si sta compiendo un’operazione più sottile, quella di trasformare un allineamento subalterno in una scelta morale.
Ed è qui che si consuma la vera tragedia, non tanto nel fatto che il PD somigli sempre di più alla destra su questo terreno, quanto nel fatto che pretenda di rappresentarne l’alternativa proprio mentre ne condivide, punto per punto, le decisioni strutturali: dove la maggioranza dice riarmo, il PD dice difesa comune; dove la maggioranza presenta il conto in termini di annientamento dello stato sociale, il PD propone di rateizzarlo con un linguaggio inclusivo. E questa, per quanto la si voglia travestire, non è opposizione: è coautoria.
Un governo a trazione PD in questo momento sarebbe una iattura almeno quanto lo sono stati i quattro anni dei Fardelli. Mi si risveglia l’ulcera gastrica soltanto all’idea di dover vedere la matricola di Bologna al governo di un Paese sempre più schiacciato su interessi di potenze straniere. Come scrive Vincenzo Costa, ,«se Meloni sì è dimostrata uno zerbino, questi ce la farebbero rimpiangere: saremmo carne da macello».
Gli anarcomarxisti come me, più a loro agio fuori dai partiti ma massimamente impegnati in cose tipo tenersi stretto un lavoro, vivono una sorta di tempo sospeso in cui assistono, anche un po’ colpevolmente in quanto spettatori, all’affermarsi di nuovi talenti.
Tutti, magari Franceschini e Picierno no, dicono che se il PD vuole avere il suo posto nel mondo, deve ritrovare le sue origini e ripartire dalla tensione verso l’uguaglianza, se non quella tra le persone (quel treno non passerà più), almeno quella che attiene alla parità di condizioni di partenza. Avete presente il figlio del verduriere maghrebino sotto casa che diventa medico o ingegnere? Ecco, qualcosa del genere.
Ed è precisamente questo il punto in cui il filo si spezza: perché ogni Euro speso per armare un fronte che nessuno sa più come chiudere è un Euro che non finanzierà mai la parità di partenza, l’ascensore sociale, la scuola, la sanità, l’istruzione. Una sinistra che approva il riarmo sciorinando sofismi lessicali – ma lo approva comunque –sta scegliendo, di fatto, di fare da insegnante di sostegno al sistema.
Per quel che conta, possono andare tutti a fare in culo.
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