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Tafazzismo senza limitismo

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Le elezioni regionali 2024 interesseranno, oltre alla Sardegna, altre quattro regioni: Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Umbria. Sarà questa l’occasione per il governo Meloni di verificare la propria tenuta a ridosso delle consultazioni europee.

Il presidente uscente, Christian Solinas, non si è ricandidato: la coalizione di destra ha scelto al suo posto Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari. L’accordo sul nome di Truzzu è arrivato solo dopo un confronto serrato tra Fratelli d’Italia e Lega, con FdI che insisteva per Truzzu, membro del partito, mentre la Lega avrebbe preferito Solinas, leader del Partito Sardo d’Azione, ma eletto nel 2019 proprio grazie al sostegno della Lega.

In realtà né Solinas né Truzzu sono particolarmente popolari in Sardegna, anzi. Entrambi giungono da due esperienze di amministrazione locale giudicate ampiamente insufficienti e i mandati di entrambi sono stati segnati da divisioni interne, dimissioni e rimpasti. Truzzu è agli ultimi posti della classifica di gradimento dei sindaci e Solinas è stato coinvolto in qualche “scivolone” giudiziario, elemento che ha avuto un peso non indifferente sulla decisione di non ricandidarlo.

Se questo è il quadro, avevano ragione i  commentatori politici nel ritenere che qualunque candidato in sintonia con il casellario giudiziale fosse stato scelto in modo unitario dall’area di centrosinistra, sarebbe stato di gran lunga il favorito.

E invece… A novembre i 5* e il  PD non facevano in tempo a trovare la quadra su Alessandra Todde, deputata ed esponente di punta del M5S di cui è vicepresidente, che Renato Soru si candidava “in proprio”, forte dell’appoggio di una lista che comprende Azione, Italia Viva, +Europa, Rifondazione Comunista, Progressisti, Liberu, e Upc.

Ieri alle 22, concluse le operazioni di voto, risultava aver votato il 52.4 % degli aventi diritto. Il partito dell’astensione, comunque vadano distribuite le percentuali delle coalizioni, risulta ancora una volta drammaticamente vincente.

Alessandra Todde, la candidata M5S sostenuta dal Pd e da molte altre liste, continua a sperare nel colpaccio. Tuttavia il dato sull’astensionismo elevato e, soprattutto, la scelta di non volere per il comizio finale sul palco Elly Schlein e Giuseppe Conte, se da un lato fa onore alla Todde come risposta all’andirivieni dell’ultimo minuto di Meloni, Girasagre e Tajani, dall’altro potrebbe avere contribuito a spostare le preferenze di molti elettori, soprattutto Dem, che avrebbero deciso all’ultimo di votare per Renato Soru.

Una cosa è certa, questa tornata elettorale oltre a essere una sfida tra destra e sinistra, è un duello interno tra Pd e M5S su chi prenderà più voti al fine di stabilire i futuri equilibri dell’opposizione.

Non c’è niente da fare, anche quando potrebbe vincere facile, il centrosinistra ce la mette tutta a dividersi per perdere.

Staremo a vedere.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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