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“Siamo tutti Mario Roggero”: l’apoteosi del cittadino-sceriffo

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C’è qualcosa di profondamente coerente nel vedere Vannacci e Cruciani esibirsi con la maglietta dedicata a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane che nel 2021, dopo aver subito una rapina, inseguì i rapinatori in strada e sparò uccidendone due.

Cari fasciobaluba, spiace farvi sempre la punta al cazzo, ma come al solito non ne azzeccate una.

La vostra non è solidarietà alla vittima di un reato, come vorreste fare credere. È invece la celebrazione della giustizia fai-da-te, il merchandising dell’autotutela armata trasformato in gadget identitario e applaudito da una platea che scambia la vendetta per civiltà.

“Siamo tutti Mario Roggero” non è soltanto l’ennesimo slogan per gonzi con il revolver nella cintola. È soprattutto il simbolo di una cultura politica che considera il monopolio della forza da parte dello Stato un impaccio, il processo una perdita di tempo e il codice penale un fastidio da aggirare quando non coincide con il proprio istinto punitivo.

E poi c’è l’idea che la giustizia possa essere sostituita dall’applauso e che la legittimità nasca dal consenso della folla. Come se ridurre ogni questione che meriterebbe un dibattito serio ai borborigmi di un maître à penser della merda come Cruciani potesse accrescere la consapevolezza di chi si lascia trascinare da questo teatrino.

Ribadisco che in tutto questo c’è una coerenza perfetta. Da anni, Gioggia e il Girasagre alimentano un immaginario in cui la paura diventa identità, il nemico diventa spettacolo e la forza sostituisce il diritto. La maglietta indossata dal duo Vannacci-Cruciani è soltanto l’ultimo gadget di questa estetica della sopraffazione.

E no, non c’è niente di “controcorrente” o “politicamente scorretto”. C’è solo l’ennesima operazione di marketing costruita sulla fascinazione per la violenza, venduta come buon senso a un pubblico che ormai confonde sistematicamente la giustizia con la vendetta.

Non se ne vergognano neanche un po’. Perché dovrebbero?

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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