Ieri sera a Porta a Porta è andata in onda una delle più grandi novità dell’Istituto Luce meloniano: l’autointervista. In ossequio all’autarchia mediatica che contraddistingue il presente post fascista, #donnamadrecristiana ha sostituito Bruno Vespa, ridotto per l’occasione a soprammobile istituzionale, con la propria voce interiore.
Un capolavoro di propaganda degno del migliore Blasetti: il governo che si autocelebra sulla qualunque, l’opposizione che resta fuori campo e il solito pubblico di binari e livorosi che applaude gridando “Malox!” e “rosikate sinistri!”. Nessun rischio, nessuna contraddizione, nessun “ma”: solo la verità secondo Giorgia.
Siamo passati direttamente dal talk show sdraiato al monologo di governo, un genere di neorealismo perfettamente in linea con l’idea di una politica che non dialoga, ma si racconta in prima persona e in prima serata. E quando la preparazione latita e viene difficile pure rispondersi da sola, si dirotta sul piangino.
Una rottura di palle che neanche Urbano il Mandrogno nel dopopartita della Cairese. Va sempre peggio.
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