C’è questa cosa meravigliosa che accomuna la politica italiana: tutti odiano Putin, ma poi ne imitano lo spirito con la stessa dedizione di Berlusconi per la gnagna.
Da una parte hai ” suor” Pina Picierno, che dall’alto del suo scranno europeo ti spiega la democrazia come se fosse una materia di catechismo. Dall’altra c’è Carlo Calenda, l’uomo che cambia idea più velocemente di un aggiornamento di Windows, che si sveglia la mattina liberale, a pranzo è centrista, al pomeriggio corre a farsi tatuare il tridente ucraino e a cena decide chi è democratico e chi no.
Eccoli, i nostri antiputiniani di professione, quelli che predicano il pluralismo, ma appena qualcuno osa dissentire parte la scomunica. Putin imprigiona gli oppositori, loro li cancellano con un tweet indignato e un talk show di contorno. La differenza? Solo nei mezzi. Il principio è lo stesso: chi non la pensa come loro peste lo colga.
Picierno e Calenda sono la versione occidentale, col badge del Parlamento e il gelato alla buvette, del potere verticale e narcisista. Putin fa il bullo al Cremlino, P&C hanno i social e il giornalettismo. La parola libertà sta sulla bocca di tutti loro come il rossetto sul culo.
La differenza è che almeno Putin non finge di essere “inclusivo”: quando decide chi comanda, lo dice chiaro e chi dissente sparisce o diventa radioattivo.
I nostri invece sorridono, parlano di “pluralismo europeo” e poi ti spiegano che il pluralismo, sì, è importante, ma solo se lo eserciti nei limiti del loro perimetro mentale.
È il totalitarismo educato, quello con il tailleur di sartoria e la camicia stirata dalla filippina. Mentre tu che devi difenderti da quisquilie liberali come inflazione galoppante e privatizzazioni a manetta devi pure ringraziare, perché “almeno non sei in Russia”.
Ok, va bene, ma se ogni volta che dal recinto del gregge qualcuno apre bocca per belare qualcosa di diverso solo per essere tacciato di populismo o estremismo non allineato ai valori europei, spiegatemi voi che siete più studiati di me dove sta la differenza sostanziale.
Il mio pensiero è sicuramente da sempliciotto, ma credo che mai come di questi tempi avremmo bisogno di socialismo, perché di riformismo si muore. E avremmo bisogno di una dialettica politica anche forte, fondata su partiti strutturati, radicati e radicali, in grado di elaborare idee, non di macchine di pura propaganda.
Sennò, davvero, è solo rossetto sul culo.
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