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Niente di nuovo sul fronte occidentale

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La mini tornata elettorale del weekend appena trascorso ha segnato ancora punti per la destra.

In Alto Adige ha vinto il presidente uscente Fugalli, aumentando ulteriormente il consenso rispetto alle precedenti votazioni. Unica nota “antropologicamente” interessante da quelle parti è il crollo registrato dalla Lega, seppure a tutto vantaggio di due formazioni di destra destra, una che vorrebbe l’annessione all’Austria (!) e l’altra anti immigrati e no vax.

A Monza, quello che era stato il seggio di Berlusconi, passa senza sorprese a Adriano Galliani con il 51% dei voti del 19% degli aventi diritto che ha votato, una delle percentuali sia locali che nazionali più basse di sempre. In pratica Galliani si insedia in Senato per la volontà di un elettore su dieci, ma è la democrazia baby! Oppure un tipico caso di berlusconismo post mortem, ma vabbè.

L’unico risultato favorevole alla “sinistra allargata” si è registrato a Foggia, dove la giunta di destra era stata accusata di infiltrazioni mafiose (ma dai?). A questo giro toccherà governare ad un’alleanza di centrosinistra che vede uniti il PD, i 5* e altre forze di sinistra e di centro. Proprio come avverrà alle prossime regionali in Piemonte, laddove il PD sembra aver trovato in Cirio il suo candidato.

Almeno per il momento Ricci e il Gabibbo paiono non aver scalfito la tendenza favorevole alla destra, quantomeno quella meloniana. È anche vero che l’ “opposizione” targata Schlein non riuscirebbe a fare breccia nel voto degli italiani tanto è lontana dall’avere una proposta credibile (e comprensibile) di governo. Idem dicasi per Conte.

Ci sarebbe motivo per tutti di riflettere. Naturalmente non per il Girasagre, ormai fagocitato dai suoi slogan per fallocefali su ponti e nucleare a Milano. Tuttavia è grazie al suo essere la goccia che scava la pietra di questo governo, se ogni tanto Meloni inciampa in altro che non sia il ciuffo dell’improponibile compagno.

Il concentrarsi degli attacchi alla premier nell’ultimo mese, inclusi quelli sul piano personale maturati in casa Mediaset, farebbero pensare che si stia preparando qualcosa. A dirla tutta, i giornaloni padronali, dal Corriere a Stampubblica, qualche parolina sul ritorno dei tecnici o su una riedizione di una maggioranza di unità nazionale la stanno già spendendo nelle pagine interne, ma almeno per ora l’unico ad averci rimesso qualcosa è stato il cascamorto ciuffato.

In questa farsa quotidiana che è la politica nazionale, luogo in cui regna la confusione più totale tra programmi e palinsesti, è di conforto sapere che Schlein continua a dichiarare, in un linguaggio sufficientemente chiaro e comprensibile, che “il PD tornerà al governo solo con il voto”. Cioè mai.

Come ho già scritto qua sopra più volte, la crisi del nostro paese e, fatemelo dire, dell’intera società occidentale si è trasformata da mero evento congiunturale in orizzonte permanente. I nodi sociali e politici, lungi dall’essere sciolti, diventano al contrario la cornice entro la quale si iscrive l’agire degli Stati.

Il sociologo ed economista contemporaneo Wolfgang Streeck, nell’introduzione al suo libro “Tempo guadagnato”, ha scritto: “Mi rifiuto di credere che le crisi debbano risolversi sempre positivamente”. Forse sarebbe il caso di ripensare almeno in parte il pensiero dello studioso tedesco, rifiutandosi di credere che le crisi debbano risolversi, a prescindere dal loro esito eventuale.

Una costante in questo tempo di eterno presente di crisi però c’è ed è data dagli attori: sempre gli stessi a causarla e sempre gli stessi a subirne gli effetti. Un loop senza fine.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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