Netanyahu non è un leader, è solo l’ennesimo carnefice corrotto prodotto dalla degenerazione del modello neoliberale. Sotto i suoi ordini si macellano civili, si cancella ogni diritto, si riscrive la storia con il sangue dei gazawi. I suoi ministri Smotrich e Ben-Gvir sono pericolosi fanatici suprematisti teocon.
Ma allora perché, nonostante le forti critiche interne e internazionali, Bibi resta al potere e non viene sfiduciato? Ci sono diverse ragioni che si intrecciano tra istituzioni, politica e società:
🔹 1. Sistema istituzionale
In Israele non esiste l’“impeachment” diretto come negli USA, né un meccanismo di rimozione del premier tramite voto popolare al di fuori dalle elezioni.
Netanyahu può essere sfiduciato solo dalla Knesset con una maggioranza assoluta (61 su 120 seggi). Per farlo, l’opposizione deve proporre un candidato alternativo attraverso una “mozione costruttiva di sfiducia”. Questo rende il processo più difficile, perché non basta rimuoverlo, ma bisogna avere pronta un’alternativa condivisa.
🔹 2. Maggioranza parlamentare
Netanyahu guida una coalizione molto eterogenea (Likud + partiti religiosi + estrema destra nazionalista).
I suoi alleati – gente che svariona tra l’interpretazione messianica della Torah e l’immobiliarismo sfrenato – temono che nuove elezioni li possano indebolire o far perdere seggi, quindi, pur criticandolo a volte, preferiscono mantenerlo in carica.
🔹 3. Opinione pubblica divisa
In Israele c’è un’opinione pubblica molto polarizzata.
Una parte consistente della popolazione, soprattutto elettori religiosi e nazionalisti, continua a vedere Netanyahu come un leader forte, capace di difendere Israele in un contesto di sicurezza difficile.
Altri cittadini vorrebbero le sue dimissioni (ci sono state proteste di massa), ma non tutti sono d’accordo su chi dovrebbe sostituirlo.
🔹 4. La guerra come “scudo politico”
Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele è in guerra a Gaza e sotto forte tensione regionale.
In tempo di guerra, molti israeliani critici verso l’attuale governo temono che cambiare leadership possa destabilizzare ulteriormente la situazione e indebolire Israele. Netanyahu sfrutta questo contesto per presentarsi come indispensabile alla sicurezza nazionale.
🔹 5. Processi giudiziari in corso
Netanyahu è sotto processo per corruzione e frode, ma in Israele un premier può rimanere in carica finché non viene condannato in via definitiva. Lui e i suoi sostenitori descrivono i processi come una caccia alle streghe e il vittimismo finisce con il cementare ancora di più il legame con l’elettorato dei fedelissimi.
Le premesse per la continuazione del GENOCIDIO dei gazawi ci sono tutte. E anche di un allargamento del conflitto all’Iran o alla Siria. Ma c’è di più.
Oggi, nel mondo dominato dalla pericolosa ideologia MAGA, dalla conseguente saldatura teocon tra Israele e USA e dall’inconstistenza politica dell’Europa, si registra una pericolosissima escalation bellica.
Il Uppsala Conflict Data Program (UCDP) registra 61 conflitti armati attivi nel 2024, che coinvolgono almeno uno Stato, raggiungendo il livello più alto dal 1946.
Dei 61 conflitti, 11 sono stati classificati come “guerre”, ovvero con almeno 1.000 morti da combattimento in quell’anno.
Il report di PRIO (Peace Research Institute Oslo) conferma lo stesso numero: 61 conflitti basati su Stato (“state-based armed conflicts”) in 36 Paesi nel 2024.
Non c’è neutralità possibile: o si sta con la vita, o con chi la spegne. Dovunque.
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