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La riforma Nordio e il lento colpo di mano

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L’elefante nella stanza della riforma Nordio non è la giustizia più veloce o la solita lagna sulle toghe rosse che un giorno hanno le manette facili per politici e mafiosi e quello dopo sono fin troppo garantiste verso il dissenso. La narrazione è molto più terra terra: i patrioti di Giorgia stanno spostando l’asse del potere. Perché se racconti ogni giorno la magistratura come un problema, alla fine resta solo un potere che decide davvero: l’esecutivo. Dentro questa logica, la riforma Nordio non è un episodio. È una parte di un disegno più ampio che passa dalla riduzione dei contrappesi e arriva dritto al presidenzialismo forte come piace a loro.

I pronipoti del qncə e gli eredi in fedina di San Silvio da Hardcore non lo fanno con un colpo secco, perché non possono. Non ancora. Procedono per accumulo. Intanto è il linguaggio a tradirli. “Governabilità”. “Stabilità”. “Decisionismo”. Parole che suonano bene nelle capoccette di chi li vota e dei ricchi che sperano sempre di poter fare come cazzo pare a loro. Avete presente l’amministrazione aziendale secondo Daniela Santanchè? Ecco, proprio uguale.

A me però pare che se il potere giudiziario diviene una mera funzione tecnica, smette di essere un potere. E quando si sfancula Montesquieu, qualcos’altro ne occupa lo spazio. Sempre. La politica funziona così: il vuoto non dura mai.

Quelli che liquidano tutto come allarmismo ingiustificato, anche a sinistra, fanno finta di non vedere il simpatico pachiderma che incombe. E no, mi spiace deludervi, ma non finirà con le barricate in piazza. Finirà invece con la democrazia che resta in piedi, ma è come un soldatino di latta: vuoto dentro. Continueremo a votare, a discutere e i tribunali ci saranno ancora. Sarà il baricentro a spostarsi. Uno deciderà, gli altri si adegueranno.

Il vero capolavoro sarà far passare tutto come inevitabile. “Serviva!”, “Non funzionava!”, “Era ora!”. Come se fosse la manutenzione del condizionatore dell’ufficio fatta a luglio inoltrato. Invece è pura politica trumpiana in minore.

Intanto l’elefante resta lì. Enorme. Visibile. Ma chi lo nomina viene accusato di esagerare, di essere ideologico o di vedere fantasmi. E allora, se vi va, flaggate anche voi i seguenti appunti, che da qui a fine marzo vi serviranno a decidere.

Ripetiamo insieme:

✔️ Non stanno riformando la Giustizia.

✔️Stanno ridisegnando chi la comanda.

🌹🏴‍☠️

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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