Sulla continuità del potere nell’epoca del rumore
C’è sempre qualcosa di stonato nel sound politico bipartisan di questi anni. È una sorta di ronzio irritante fatto di parole enormi appoggiate su cose minuscole. Da una parte i liberali che parlano di democrazia come si parla di un marchio: da difendere, sì, ma soprattutto da gestire. Sullo stesso versante la destra post fascista, quella che ha smesso da tempo di fingere e che non arrossisce più nel riabilitare fantasmi a testa in giù, perché sa che l’indignazione dura come la memoria della pesciolina Dory.
Marattin e i pronipoti del qncə si tengono per mano più di quanto vogliano ammettere. Gramsci lo aveva intuito quando parlava della continuità sotto le rotture. Non serve essere adepti delle genealogie qualificate di certi campioncini liberali per vedere che certi mostri non arrivano da Marte, ma crescono nei cortili del benessere e negli interstizi delle istituzioni rispettabili nutrendosi di normalità. Il potere raramente si presenta come catastrofe (a parte il Girasagre): preferisce travestirsi da buon senso.
Poi ci sono i sinistrelli dei quartieri belli, quelli con le librerie indipendenti e le piante curate sui terrazzi. È la sinistra che si muove bene nelle conversazioni dei salotti global, che sa tutto dei casi simbolici, delle icone morali, delle cause giuste raccontate in inglese. Ma quando si tratta di salari, affitti, orari di lavoro demmerda e sfruttamento da capitale, la voce diventa un sussurro. Non per cattiveria, sicuramente per distanza. Come se il mondo materiale fosse diventato un sottogenere, qualcosa di un po’ volgare rispetto all’epica delle battaglie culturali. Come se la materia fosse diventata imbarazzante, un residuo novecentesco di lotta di classe rispetto all’epica delle battaglie culturali. E allora il male si sposta altrove, diviene narrazione che fa suo l’archivio scandaloso dei nomi di Epstein, come se la sottolineatura dello schifo morale in sé non avesse alcuna relazione con lo schifo morale che pervade le élite. Benjamin avrebbe parlato di immagini dialettiche svuotate: lampi che illuminano senza trasformare.
Egemonie senza popolo, conflitti senza materia
Nel frattempo il centro si svuota. Non quello politico, che è un’invenzione retorica di cattolici e renziani, ma quello sociale. Così la terra di mezzo si popola di hobbit italioti alle prese con stipendi che non tengono il passo, lavori che si precarizzano e servizi che spariscono piano piano come i boschi degli Ent. Non è un crollo spettacolare, solo un lento disboscamento. Pasolini intuiva questa mutazione parlando di potere che non reprime, ma riplasma; che non chiede silenzio, ma consenso distratto. Oggi basta intrattenere. La politica diventa racconto permanente dove non si chiede di capire, ma solo di seguire. Intanto l’informazione si fa leggera, non nel senso della chiarezza ma della consistenza. Tutto diventa racconto, trama e personaggi. Il cittadino si trasforma in spettatore fedele, sempre aggiornato e allo stesso tempo sempre più impotente.
La politicizzazione delle puttanate nasce da qui, da questo vuoto pieno di chiacchiere. E quando le strutture non si toccano più, restano i simboli. È una guerra a bassa intensità che occupa tutto lo spazio mentale. Ci svegliamo già stanchi, non per quello che abbiamo fatto, ma per la merda che vediamo scorrere e che, con la nostra ignavia, contribuiamo a far girare nei tubi.
Appunti per la costruzione di un contro-senso comune
Forse il problema non è che tutto è politicizzato. È che quasi niente, a ben guardare, è politicizzato davvero. Abbiamo riempito la scena di simulacri per non vedere l’assenza di contenuti. E allora il compito, se ce n’è uno, non è aggiungere un’altra opinione al frastuono. È togliere. Togliere enfasi, togliere pose, togliere distrazioni. Tornare alle cose nude: chi decide cosa, chi lavora e chi paga il conto.
Non è l’ennesimo programma politico, ma un orientamento. Una specie di bussola morale. Perché alla fine la politica non è ciò che ci fanno commentare, ma ciò che ci fa vivere. E se non ripartiamo dalle basi, continueremo a discutere di cornici mentre non vediamo il quadro.
🌹🏴☠️

