Federico Fubini, Federico “Rambo” Rampini e Maurizio Molinari sono tra le firme più schierate del mondo dell’informazione neoliberale. Questi tre pennivendoli, messi insieme, rappresentano il pensiero delle élites elevato a editoriale. Guai a chi sgarra: se non canti in Do atlantico maggiore, sei subito schedato come sovranista, populista o, peggio ancora, putiniano.
Nel menu dell’informazione italiana i tre signori paiono usciti da un casting della CNN per il ruolo di “opinionista moderato in giacca e cravatta”. Infatti hanno un ruolo ben preciso: raccontarci ogni giorno quanto sia bello, giusto e inevitabile ciò che ci rende più poveri e più sudditi.
Scrivere di tutti e tre in una volta sola equivarrebbe a rischiare l’overdose di captatori della serotonina. Perciò, per difendere la mia meritata depressione da mondo che mi circonda, mi limiterò oggi a raccontarvi una chicca di Fubini.
Per chi non lo conoscesse, Federico Fubini è editorialista di punta del Corriere della Sera e vicedirettore con delega alla BCE, al MES e al PNRR. È l’uomo che, con il cipiglio di un commercialista della bergamasca, riesce a trasformare qualsiasi tragedia sociale in un’opportunità di riforma strutturale. A patto che a condurre le danze siano loro, quelli che contano.
Secondo il ragionier Fubini, Xi Jinping, segretario del partito comunista cinese nonché presidente della Repubblica Popolare sarebbe stato commissariato per fantomatici pessimi risultati economici. Peccato che qualche ora dopo l’uscita dell’articolo del nostro espertone sul Corriere, lo stesso Xi abbia incontrato il ministro russo Lavrov per fare ciao ciao con la manina alle minacce trumpiane sulle sanzioni secondarie. Un’altra manciata di orette e uscivano pure i dati sul PIL cinese, che cresce decisamente di più delle aspettative degli aedi dell’atlantismo.
Della serie il giornalismo serio e autorevole. E chi lo segue.
🌹🏴☠️

