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Affermazioni di Gioggia invecchiate male

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⛔ Premessa per il fanclub di Fardelli d’Italia: un archivio anarconichilista non è una vendetta. È peggio. È la memoria che non si può querelare. Sucate forte ragazzi!

Giorgia Meloni ha un problema che non si risolve con un comunicato stampa né con un monologo da Vespa. Il problema è il tempo che passa, registra e accumula minchiate. Il tempo prende le parole di ieri e le mette di fianco ai fatti di oggi.

Facciamo un po’ di archeologia. Non serve scavare in profondità. Basta qualche badilata.

📣 “Abbatteremo il debito pubblico. Lo faremo con la crescita, non con le tasse. Gli italiani meritano un governo serio.”

-> Giorgia Meloni — vari comizi, estate-autunno 2022

-> Debito/PIL al 137,3% nel 2025 — record storico

Il debito pubblico, nel frattempo, ha continuato a fare quello che fa da trent’anni: salire. Con il governo serio, senza il governo serio, con i tecnici, con la fintosinistra, con i populisti. È la costante dell’universo repubblicano italiano, come la velocità della luce ma meno elegante.

📣 “Non toccheremo le pensioni. Quota 41 sarà la nostra riforma strutturale del sistema previdenziale.”

-> Meloni e Salvini — fronte comune elettorale

-> Quota 41 rinviata ogni anno dal 2023 e coperture mai trovate

Quota 41 è diventata la Godot della politica italiana. La aspettano. La annunciano. La ripromettono. Non arriva. Salvini cambia discorso e parla di ponti. Gioggia fa spallucce e si presenta con una nuova pettinatura istituzionale, che è un po’ la cifra della persona.

📣 “Il MES è una trappola per topi. Chi lo vota tradisce gli italiani. Noi non lo ratificheremo mai.”

-> Meloni — discorso parlamentare

-> MES ratificato dall’Italia nel 2024 con voto favorevole della maggioranza

Sulla ratifica del MES la Premier ha eseguito quello che in geometria si chiama rotazione di 180 gradi e in politica si chiama facciaculismo governativo.

📣 “Uno Stato che non tutela i suoi confini non è uno Stato. La sovranità nazionale non è negoziabile, mai.”

-> Meloni — interventi ripetuti durante il governo Conte I e II

La sovranità nazionale è diventata, nelle mani di Gioggia al governo, la copia farlocca del Giano bifronte: una faccia sovranista, fatta di tricolore, inni, retorica, e l’altra da controfigura delle politiche UE.

Potrei andare avanti parlando del “piano Mattei”, presentato come la rivoluzione dei rapporti con l’Africa e diventato, nel giro di diciotto mesi, l’ennesima slide PowerPoint.

Potrei raccontare dei migranti, del blocco navale promesso, nemmeno accennato e delle morti in mare che continuano puntualissime: ottanta solo oggi e niente resurrezione.

Potrei ancora dire due parole sul resort albanese costato un miliardo di euretti e servito come ennesimo veicolo di propaganda per fasciocchi.

Potrei spendermi sul canone Rai che doveva essere abolito e invece è rimasto in bolletta.

Sarebbe accanimento.

L’archivio anarconichilista dice questo: Gioggia ha costruito la sua intera carriera politica sull’opposizione. È stata bravissima. Veemente, precisa, efficace. Sapeva esattamente cosa non andava in chi governava. Conservava ogni virgola degli avversari e la riesumava al momento giusto come un cecchino paziente. Ora che sta dall’altra parte della barricata, sono quelli come me a conservare le sue virgole. E, guarda un po’, sono tante e invecchiano male.

Spoilerone: non si tratta del solito sinistra contro destra. Si tratta di coerenza, qualcosa di più noioso e definitivo del tifo da curva sud. Quella cosa che Meloni esigeva dagli altri con la precisione di un orologiaio svizzero e che ha dismesso, appena arrivata al governo, con la serenità di chi lascia andare un peto in ascensore.

E niente, abbiamo capito che con Gioggia e i suoi Fardelli è meglio scegliere le scale.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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