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Buchi neri

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Se c’è una soglia sotto la quale pensiamo che questo governo non gliela faccia a scendere, loro subito se ne hanno a male e fanno di tutto per dimostrare che il fondo non esiste. È solo questione di prospettiva.

Riavvolgiamo il nastro dei Fardelli

Mercoledì. Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito™ — il Merito, non dimenticatelo mai, è nel nome del ministero — inaugura una scuola in Irpinia intitolata a Piersanti Mattarella. Cerimonia, telecamere, discorsetto commosso. Basterebbe così, ma no, devono sempre strafare. E allora lì, davanti a tutti, Valditara ricorda «quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse.»

No ministro, Piersanti Mattarella è stato ucciso dalla mafia. Da Cosa Nostra. Ancora nel 2025 due boss della Cupola sono stati iscritti nel registro degli indagati. Ci sono nomi, c’è una pista coperta per decenni da un pezzo di istituzioni che qualcuno ha preferito non disturbare. Dunque non dalle BR. Dalla mafia.

Un ministro dell’Istruzione che non sa distinguere i fatti, che dimostra di conoscere la Storia accazzodicane non commette un lapsus. Rivela invece un immaginario. Uno in cui “terrorismo” è un contenitore intercambiabile, un cassetto dove si butta tutto quello che si è troppo stupidi o troppo compiacenti per capire. O entrambi.

E La risposta di Valditara? Peggio delle affermazioni, come nello “stile” dei Piùmeglio, perché ha chiamato «sciacallaggio ignobile» il fatto che qualcuno si sia preso la briga di correggere le sue minchiate.

Ovviamente. Il manuale è sempre lo stesso: l’errore diventa martirio e chi mette i puntini diventa aggressore.

Ancora un po’ di rewind

Lunedì. Ignazio Benito Maria La Russa — seconda carica dello Stato, quello con il busto del Duce in salotto — è seduto su una poltroncina alla libreria Rizzoli di Milano. Il momento è la presentazione del libro di Piantedosi (!), “Dalla parte delle divise”. Il titolo direbbe già tutto, se non fosse che La Russa trova due parole per la Flotilla, per quei civili che avevano caricato 22 barche di aiuti e tentato di rompere il blocco navale israeliano su Gaza. E sono parole precise, da conservare: «Manifestazioni strumentali e propagandistiche a scarso rischio e a molto ritorno mediatico. Se poi hai la fortuna che ti fermino per quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti e a cui puoi aspirare.»

La fortuna di essere torturati.

Nel frattempo la procura di Roma aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona. Due attivisti su una nave italiana sono ancora in carcere. Nel 2010, su una Flotilla analoga, i militari israeliani avevano sparato e ucciso nove persone. Gaza, quella settimana, aveva ridotto la produzione di pane del cinquanta per cento per mancanza di farina e carburante.

Piantedosi ha sottoscritto tutto con entusiasmo, aggiungendo che gli aiuti della Flotilla erano “irrisori rispetto a quelli che abbiamo dato come governo italiano.” Il governo che nel frattempo vendeva armi a Israele. Quel governo lì. Dalla parte delle divise dell’IDF, appunto.

Victor Hugo scansate proprio

Questa morchia di pensiero non può essere ridotta a scivolone da 3– in storia. E neppure a gaffe. Sono dichiarazioni di campo.

Valditara non sa distinguere la mafia dalle BR perché in fondo non gli importa una sega: sono entrambe cose del passato, fastidi storiografici che disturbano la narrazione del governo del fare.

La Russa deride i torturati perché la prevaricazione, nel suo immaginario, ha sempre un fondamento di legittimità. Chi subisce ha sempre torto e chi protesta se la va a cercare.

È la stessa grammatica ideologica in formato basic pensiero. Ieri la usavano per Matteotti, l’Italicus e Bologna. Oggi la usano per la Flotilla e per un omicidio di mafia trasformato in equivoco.

Miserabili.

🌹🏴‍☠️

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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