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La morale è ciò che in un determinato momento si vende meglio alla maggioranza

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Bei momenti davvero

In tempi di elezione del presidente della Repubblica mi vengono in mente due bei momenti: uno passato e l’altro presente.

Prima il passato, nel caso in cui sia d’insegnamento. (Sigh!)

Chi non ricorda le “quirinarie” dei 5*, quando il Movimento chiedeva agli iscritti di indicare personalità di altissimo profilo per l’elezione del capo dello Stato? A seguire  le candidature di Stefano Rodotà, Gino Strada, Milena Gabanelli e altri illustri. Anche meno Beppe, dai!

Poi però, “pian pianot”, come diciamo noi boomer sabaudi, il Movimento che si proponeva di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno realizzò che nella scatoletta era meglio infilarvicisi. E così, dagli imperativi morali che Kant scansati proprio, si è passati al mercimonio di voti e “legge morale” per pura sopravvivenza e conseguente vitalizio.

Ma non era quello dello yogurth? 

E che dire della tristissima parabola del fondatore del Movimento? Di lui negli ultimi tempi si fatica a ricordare altro che non sia l’aver riconosciuto in Mario Draghi un “grillino”, il Ministero della Transizione Ecologica fortissimante voluto, ma solo per regalarlo a un nuclearista come Cingolani e, last but not least, l’orripilante video postato sul web in cui, con la bava alla bocca e con argomentazioni medioevali, difendeva un indifendibile di nome Ciro Grillo, suo figlio.

L’unico insegnamento della storia è che non insegna nulla

Ed ora il presente. (Ahi!)

Ma Salvini che cerca di stanare Letta per fargli ammettere che, di fatto, l’unico candidato della sedicente sinistra progressista è Mario Draghi?

Mentre dal divano di casa la maggior parte degli italiani esprime sdegno (di maniera) di fronte alla pantomima mal recitata da attori di volta in volta più scrausi, ad alcuni sembra d’aver capito che Draghi, in buona sostanza, è quello che capita quando il meccanismo democratico si rompe, i partiti non coltivano al loro interno alcun progetto o alternativa e la rappresentanza va a farsi fottere.

La politica non ha più uno straccio di idea su come frenare il declino di un paese che ha dismesso da tempo un modello cooperativo a tutto vantaggio di quello competitivo perpetuato con l’inganno bipartisan del “siamo meglio di come siamo sembrati l’ultima volta, votateci!”

 Nemesi e alibi come Chimera e Bellerofonte

Draghi rappresenta non solo la nemesi per le cariatidi e gli scappati di casa che popolano il Parlamento, ma anche l’alibi perfetto. Formalmente i partiti avrebbero ancora il potere di opporsi, ma dubito fortemente che lo faranno. In fondo a loro va bene anche così.

La tecnocrazia post democratica è il futuro di questo paese. Come ebbe a dire tempo fa Joseph Stiglitz, “non sempre le politiche neoliberali sono le ricette migliori”. Tuttavia se avete la casa di proprietà, uno stipendio sicuro e la carta di credito, può pure darsi che vi vada meglio che ad altri.

Questo, a ben guardare, non è l’inizio di una crisi istituzionale, ma il suo compimento. D’altronde, come diceva Flaiano, in Italia le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono a tavola.

*Credit image immagine in evidenza, Vincent Van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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