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Perché, tra Nordio e Barbero, scelgo Barbero

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Premessa

Non sono un giurista. Non sono un costituzionalista. Non ho mai avuto a che fare con il potere giudiziario e spero di continuare così. Sono solo un cittadino che ha imparato una cosa semplice: quando il potere ti dice “stai tranquillo, è solo una riformetta tecnica”, è il momento di indossare il mutandone di ghisa.

Le squadre

In questi giorni il referendum sulla giustizia è tornato a bussare alla porta e, con esso, le prese di posizione più o meno articolate dei fronti opposti.

Da una parte, quella per il SÌ, c’è il ministro della Giustizia secondo Berlusconi Carlo Nordio, il governo dei piùmeglio, mezzo PD, diviso come al solito, i figli dell’individualismo liberale Calenda, Renzi, Marattin, i radicali e Marco Rizzo, che un giorno si finge Salvini e quello dopo fa concorrenza a VannaXi.

Dalla parte del NO si è schierato, senza troppi tecnicismi e arzigogoli lessicali, lo storico, docente e divulgatore Alessandro Barbero, che non fa il giurista, non fa il politico, non fa il ministro, ma proprio per queste ragioni, quando parla, i miei sensi di ragno formicolano.

Il punto non è la giustizia. È il potere

Io non credo che la magistratura italiana sia un paradiso. Correnti, carriere, giochi di palazzo, protagonismo mediatico, è tutto vero. Ma qui viene il punto che, da cittadino, mi interessa più di tutti: chi trae vantaggio dal cambiamento?

Perché se una riforma della giustizia nasce, cresce, diventa materia di referendum ed è applaudita da chi da anni accusa i giudici di “rompere le scatole”, allora permettetemi il solito sospetto da anarcosinistroide: non è roba che fa per noi.

Barbero non dice che i magistrati sono bravi. Dice che le istituzioni, con un certo tipo di riforme, certamente non migliorano, E io preferisco istituzioni antipatiche, scomode ed indipendenti, a quelle educate ma addomesticate.

“Separazione delle carriere”? Ma davvero?

Nordio la racconta come se stessimo parlando di separare i calzini bianchi da quelli neri. Barbero invece dice: guardate che non è lì il trucco.

Il trucco è nel CSM spezzettato; nel sorteggio che sembra democratico, ma spesso è solo irresponsabile o, peggio ancora, pilotato; nell’idea che la politica possa “mettere ordine” in un potere che, in nome della separazione che ispira il concetto stesso di democrazia, non necessita di invasioni di campo.

E qui scatta l’allarme rosso per chiunque non viva a Palazzo Chigi o zone limitrofe. Perché la Storia  insegna che quando il potere esecutivo mette le mani sugli altri poteri, non finisce bene.

Molti dicono: “Barbero si è sbilanciato”. Ah sì? Meno male. Si è sbilanciato non come esperto di diritto, ma come cittadino che ha masticato abbastanza storia da sapere come vanno queste cose. Non dice “vota NO perché lo dice la scienza”. Dice di stare all’erta, perché questa riforma ha conseguenze che non si vedranno subito.

Io scelgo Barbero non perché ha ragione, ma perché ha paura. Non so neppure se il NO sia la soluzione, so però che il SÌ mi viene venduto da chi ha troppo interesse a piazzare il prodotto.

Io ve l’ho detto

E allora, tra uno storico che dice “state attenti che qua si sposta un equilibrio” e un ministro che dice “tranquilli, non succede niente”, da cittadino qualunque,  io scelgo il primo.

Non perché Barbero abbia fatto della mia passione, la Storia, la sua professione. O perché siamo entrambi di sinistra. Ma perché il potere non ama chi ricorda come finiscono queste storie. E, se proprio devo sbagliare, preferisco sbagliare dalla parte del dubbio che non da quella della fiducia cieca.

Questo non è il primo governo che sta cercando di  svuotare di significato la Costituzione, ma è il primo a farlo in modo esplicito, coerente e rivendicato.

La differenza chiave è questa: prima, con i governi dell'”emergenzialismo permanente” (anni ’70, poi anni ’90, poi post 2001), poi con l’abuso della decretazione d’urgenza (praticamente tutti i governi dagli anni ’80) e infine con la personalizzazione del potere esecutivo (Berlusconi), la Costituzione aveva già avuto le sue tribolazioni.

Oggi si dice apertamente  che è un problema, un ostacolo, qualcosa da “modernizzare”. Ed è qui che molti, Barbero incluso, suonano l’allarme.

Andare oltre

Il tema non è dividersi tra tifoserie di destra o di sinistra e ragionare ciascuno con i propri bias, ma porsi una domanda molto più semplice e molto più scomoda: vogliamo una Costituzione che metta dei limiti al potere? O una che lo faciliti? In altre parole, vogliamo ancora la Costituzione?

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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