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MAGA Magò

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Oh, ma #donnamadecristiana alla festa dell’UdC non vi ha ricordato Maga Magò? Sì, proprio la strega che sfida Merlino in un celeberrimo film Disney trasformandosi a comando in una tigre, un elefante, un rinoceronte e in un drago viola.

Meloni pure si trasforma: da barricadera antisistema a premier di sistema; da no-euro a baciatrice di spread; da patriota anti-Nato a madrina atlantista; da mamma in carriera a quindicenne coi cappellini stupidi e i filtri di FaceApp.

Magò vince sempre? Per fortuna no: alla fine inciampa nelle sue stesse magie. Meloni idem: predica l’orgoglio della Nazione e poi si piega davanti al Sorcerer Supreme d’oltreoceano come pure alle witch de noantri Lagarde e Bomberleyen.

Magò è goffa ma convinta di essere geniale. Si bea delle sue stregonerie, mentre chi ha messo le sinapsi al riparo da questo pessimo presente sa che, da vera strega, la sua bravura si basa sulla mistificazione. Meloni pure: si esalta per i successi storici del suo governo, ma il PNRR resta una bozza di incantesimo e la crescita evapora come i fumi del pentolone in cui bollono propaganda e faciloneria. Intanto gli italiani fanno i conti con stipendi medievali e bollette da fantascienza.

E così ieri, durante un evento intriso di nostalgia democristiana con tanto di odor di incenso e naftalina, Gioggia decide di svoltare per l’ennesima volta trasformandosi nella paladina di Charlie Kirk. Sì, proprio lui, l’influencer sovranista americano che sfornava frasi talmente illuminate al cui confronto le uscite di Borghezio sembrano citazioni di Montaigne.

La premier, che pure dovrebbe avere un Everest di grane nostrane da scalare – dal caro bollette alla Sanità ridotta ad un pronto soccorso di Gaza – trova il tempo di difendere Kirk come fosse l’ultimo perseguitato politico del pianeta. Un novello Galileo costretto a sussurrare “Eppur twitta”.

Così Meloni, con la solennità che di solito si riserva agli eroi del Risorgimento, erige un monumento all’ennesimo cazzone da talk show fasciomessianico made in USA. Mentre gli italiani aspettano soluzioni concrete, Gioggia li intrattiene con la solita favoletta del “pensiero unico” che censura i suoi amici americani. E lo fa alla kermesse di un partito che ormai serve solo come macchina del tempo per riportarci dritti negli anni ’90, quando l’UdC sembrava già fuori tempo massimo.

Insomma, mentre il Paese affoga nell’imbarbarimento culturale e sociale di cui ringrazieremo in aeternum Saruman Berlusconi, Meloni fa il tifo per Kirk. Non proprio Martin Luther King a Washington, come ha fatto inutilmente notare Piergiorgio Odifreddi ai fanlocefali destrorsi.

In fondo, la differenza tra Meloni e Maga Magò è solo una: Magò ammette di essere una strega. Da maga a MAGA nel volgere di uno skibidi boppi. Forza Napoli.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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