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Il mondo al contrario sono loro

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L’ultimo anno dei Fardelli sarà il più sincero. E quindi il più grottesco.

Succede sempre così ai governi lunghi: ad un certo punto smettono di fingere di avere una direzione e mostrano finalmente la loro natura. Non amministrano più. Secernono propaganda. Producono rumore.

Dunque siamo arrivati qui. Il governo che fa opposizione al governo. Il Girasagre che dice “hanno ragione i camionisti” mentre i camionisti protestano contro le sue politiche. Il ministro che apre la campagna elettorale con un anno di anticipo schierandosi contro sé stesso.

“Hanno ragione i camionisti”, dice. Cioè, il ministro competente osserva il disastro delle non politiche del suo ministero e decide di commentarlo su Facebook come un pensionato di Rogoredo. Questo è il vero mondo al contrario: il governo che alimenta il malcontento creato dal governo.

Il punto è che Salvini, Gioggia il Presidento e il resto dei Fardelli ormai hanno capito una cosa fondamentale: non possono vendere risultati che non hanno conseguito, così venderanno nemici. E allora rieccoli con la buona e vecchia liturgia identitaria.

L’arabo. Il diverso. Le zecche. I sinistrati. I professoroni. I giudici comunisti. Le ONG. I ciclisti. I rave. I ragazzini col ciuffo. Il kebab sotto casa. Qualunque cosa possa trasformare il fallimento materiale in guerra culturale da discount. Perché i salari sono fermi, i servizi collassano, i giovani emigrano, la sanità pubblica sembra ambientata in un ospedale di Nairobi e persino qualche loro elettore inizia ad avere la vaga sensazione di essere stato preso per il culo.

Questo è l’ultimo anno e si vede. Si vede dalla postura gobba. Altroché testa alta e petto in fuori! Si vede dal fatto che, con Arditi del calibro di Bignami e Donzelli, l’unico registro che rimane è quello dell’odio, perché tutto il resto, il programma, la competenza, la visione, non c’è mai stato oppure è andato a sbattere contro la realtà. Invece l’odio regge. L’odio non ha bisogno di spiegazioni, non richiede risultati e non scade.

Il Girasagre lo sa. E lo sa anche Gioggia. È l’unica materia su cui sono davvero preparati.

Così eccolo lì, il Ministro dei Trasporti che dà ragione a chi blocca i trasporti, il Massimo Decimo Meridio del “prima gli italiani” che scopre improvvisamente la solidarietà con chi protesta contro le sue scelte. Voi pensate che sia il solito populismo d’accatto, ma non lo è. È qualcosa di più grottesco: è uno che è talmente vuoto da non ricordare più da che parte sta. E allora sceglie ogni volta il lato della telecamera, l’esibizione da guitto con divisa o felpa presa a prestito al mercato delle idee e l’applauso della parte peggiore del Paese, quella che lo vota.

E allora bisogna continuare a distrarre gli elettori, perché la destra italiana contemporanea non governa il paese con leggi, provvedimenti e decreti, ma intorta i fasciocchi con il risentimento prodotto dal fatto che governa il paese. La Premiata Ditta Fardelli&Girasagre è una macchina politica che funziona esclusivamente finché qualcuno urla contro qualcosa. Non importa cosa. L’importante è mantenere la temperatura emotiva abbastanza alta da impedire alle persone di guardare il conto finale. Ed è questo il dettaglio più comico.

Dopo quattro anni passati a raccontare la favola degli statisti, dei patrioti, degli uomini del fare, i Piùmeglio finiranno l’esperienza di governo trasformati nei commentatori indignati del proprio operato. Che è un po’ come pensare a Cannavacciuolo che serve un piatto immangiabile e poi si siede al tavolo accanto per lamentarsi della cucina.

Il tragicomico finale sarà tutto qua: occupare ogni centro di potere continuando però a parlare come se comandasse ancora qualcun altro. Una gigantesca recita nazionale dove chi tiene il volante urla contro l’autista. E il bello è che la gran parte del loro pubblico applaudirà pure mentre l’autobus starà rotolando giù per la scarpata.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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