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Ma chi diavolo pensi di essere?

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Giorgia Meloni che fa sarcasmo sullo sciopero dei lavoratori è il livello definitivo della distopia italiana. E dire che l’Articolo 40 della Costituzione non è certo uno di quelli che la fanno tanto lunga.

Cioè, una che è in politica da trent’anni, con tutti i benefici economici ed i privilegi che ciò comporta, si permette di sfottere chi sciopera legittimamente, usando i concetti e i toni di chi la sera va a sfondarsi di Moretti al Bar Sport.

Roba che, se non fossimo il paese anestetizzato che siamo da trent’anni di “vabbè, tanto sono tutti uguali”, verrebbe da riaprire il Colosseo con tanto di coreografia leonina e chiedere direttamente alle belve quale menu preferiscano: fasci, liberali, fintoprogressisti o facciamo un misto?

La cosa assurda della narrazione meloniana non è neppure la posizione politica, perché ognuno può essere pro o contro i temi degli scioperi. Ma mai contro il principio. Lo dice il libercolo entrato in vigore nel 1948.

La parte irricevibile del racconto è ciò che l’atteggiamento nasconde, vale a dire quel modo sprezzante di chi vive completamente fuori dalla realtà materiale del paese. E pretende di comandarlo.

Meloni parla come “una di noi”, ma non ha mai fatto un turno di notte; non ha mai pregato che il capo non le cambiasse il turno a cazzo; non ha mai fatto un mese con 1.200 euro netti, quando va bene, e l’affitto da pagare.

E fa del sarcasmo?

L’Italia fa già schifo sul lavoro così. Invece di fare battute demmerda, fai la premier!

Hai tu tutti i bottoni a portata di mano. Hai il potere, la macchina comunicativa a pecora, milioni di analfaby che ti osannano manco fossi la Madonna Nera della Garbatella, ma a conti fatti di miracoli neanche l’ombra. Resti invece una miracolata.

Una cosa è certa: questa classe dirigente considera il lavoro come rumore di fondo del suo show personale. Lungi dall’avere la benché minima capacità di risolvere problemi complessi, questa combriccola di nostalgici del pendolo di Piazzale Loreto e cazzari dai titoli comprati si trincera dietro il bullismo istituzionale permanente.

Tipico di una tradizione che ci eravamo illusi di aver ricondotto nella cloaca della Storia, il modo di relazionarsi del governo è quello di chi dice a chi non ha forza che deve stare zitto e vedersi ridere in faccia.

Ecco perchè serve scioperare ora e sempre di più in futuro. Non solo per soldi, contratti e diritti, ma per ricordare a questi scappati di casa che si credono top player che noi esistiamo e non siamo Non-Playable Character.

Non so voi, ma io che non sono nessuno non sono neppure quello che applaude in un reel di fb in cui la premier di tutti gli italiani fa la stand up comedian della parte peggiore.

È pur vero che siamo talmente sommersi di merda da non poter sperare in un risveglio corale delle coscienze. E non sono certo le mie lagnanze qua sopra a migliorare le cose. Però, quando mi si tappa la vena ed esaurisco le bestemmie, cazzo posso fare se non cercare di condividere?

L’idea è un po’ questa: continuiamo a non rispondere a questa gente che fa dell’arroganza ignorante la sua cifra distintiva e il prossimo step sarà sentirsi dire “ringraziate che vi facciamo lavorare”. A quel punto sarà tardi.

Risate sguaiate. Tombini che si riaprono. Merda che esce. Sipario.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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