È fatta. Il Melonellum, la riforma elettorale di Gioggia, è legge.
La PresidentO ci ha spiegato che finalmente gli italiani potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e, udite udite, perfino il proprio parlamentare.
Tutto.
Manca solo la possibilità di scegliere il colore delle tende di Palazzo Chigi, se boxer o slip per l’intimo di La Russa e poi siamo a posto. Peccato che tra quello che racconta Gioggia e quello che c’è scritto nella legge ci sia più o meno la stessa distanza che passa tra Cruciani e il sapone.
Partiamo dai parlamentari.
È vero, tornano le preferenze. Ma insieme alle preferenze rimangono i capilista bloccati. C’è un nome che l’elettore può scegliere e un nome che l’elettore si ritrova già scelto dal partito. Quindi no, Gioggia: non saranno gli italiani a scegliere tutti i parlamentari. Una parte la sceglieranno gli italiani. Una parte continueranno a sceglierla i partiti. La differenza non è proprio un dettaglio.
Poi c’è il candidato premier.
Anche qui la parola magica è «scegliere». Gli elettori potranno indicare sulla scheda il candidato premier collegato alla lista o alla coalizione che votano. Ma il Presidente del Consiglio non lo eleggono gli italiani. Lo nomina il Presidente della Repubblica. Non è un’opinione. È la Costituzione. La legge stessa, del resto, si è premurata di lasciare intatta questa prerogativa del Quirinale. Quindi diciamo le cose come stanno: l’elettore indicherà chi vuole vedere alla guida del governo. Non eleggerà direttamente il Presidente del Consiglio.
E arriviamo al programma.
Anche qui Gioggia ci regala una piccola magia linguistica. Gli italiani potranno «scegliere il programma». Certo. Come scelgono il menu al ristorante: tra quello che c’è sulla carta. Il programma lo scrivono i partiti. Lo depositano i partiti. Lo propone la coalizione. L’elettore poi sceglie quale proposta votare. Non è il popolo che scrive il programma, ma lo chef. Infatti è il partito che lo scrive e il popolo può scegliere se comprarlo.
La questione, allora, non è stabilire se Gioggia abbia pronunciato tre bugie belle tonde, di quelle che si possono mettere in una scatola e spedire ai fact checker. È qualcosa di più sottile. È prendere una cosa vera e gonfiarla fino a farla diventare altro.
Maga Magò Meloni ha prodotto l’ennesima truffa per allocchi. Ha messo nel calderone una cosa vera, una mezza verità e una formula propagandistica. Alla fine è venuta fuori la grande narrazione: finalmente siete voi a scegliere tutto. Tranne quello che continua a essere deciso prima, dentro i partiti.
È una tecnica super collaudata della politica: non devi necessariamente raccontare una balla. Ti basta raccontare la parte vera che ti conviene e lasciare fuori quella che guasta la ricetta. Se poi sei la PresidentO del Consiglio e fai assaggiare assiduamente i tuoi piatti a mandrie di analfabeti funzionali, vinci facile. Vedi a volte l’alberghiero.
Resta solo un sospetto sulla fretta di approvare di corsa tra guerra e carovita.
Non ho prove e di certo non smanio per cercarle. Ho solo un calendario. Il 14 aprile 2027, 184 deputati e 81 senatori al primo mandato matureranno il diritto alla pensione: 265 parlamentari su seicento, oltre quattro su dieci. Quella data è cerchiata di rosso su centinaia di agende. Può essere una coincidenza. Può anche essere che la democrazia abbia fretta per ragioni diverse da quelle dichiarate. Non lo so.
Il dubbio è che la democrazia non sia dire agli elettori che possono scegliere tutto, ma lasciare loro qualcosa da scegliere davvero.
Sicuramente non il vitalizio.
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