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I profeti del profitto

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Non c’è niente da fare, Dio e il mercato premiano chi merita. La povertà è inefficienza, la crescita è grazia dei fondamentali. È la stessa eresia ma con lessico diverso. Una si rivolge ai poveri bianchi americani che vogliono sentirsi benedetti da Nostro Signore, l’altra ai piccolo borghesi italiani raccontati da Pasolini.

Paula White sente le voci. Letteralmente. Il 5 marzo di quest’ anno ventuno pastori evangelici si sono stretti in preghiera attorno a Trump nello Studio Ovale affinché la loro versione dell’amico immaginario garantisse il successo degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. A regolare la sintonia c’era lei, l’antenna ricevente del Cristo dei suprematisti bianchi.

A noi è toccato quel laido di Cruciani e il suo podcast, gli americani possono contare sulla Wanna Marchi della fede come Senior Advisor del White House Faith Office, ruolo ufficialmente dedicato alla libertà religiosa e ai rapporti con le comunità di fede in patria e all’estero.

Trump ha visto White per la prima volta in televisione nel 2002, impressionato dalla sua predica sul “valore della visione”. Ha detto che aveva “fuoco” e “il fattore X”. Tra simili ci si riconosce subito e… taaac, i due venditori ambulanti di futuro hanno iniziato a camminare ciascuno nelle scarpe dell’altro.

Il business per White gira bene anche senza l’Iran. Durante la Pasqua 2025 ha promesso ai fedeli “sette benedizioni soprannaturali” per chi donava mille dollari al suo ministero. Il premium gift includeva pure una croce in cristallo Waterford. A gennaio 2026 ha chiesto ai fedeli un mese di stipendio intero come “offerta delle primizie”. Il bilancio 2024 del suo ministero mostra 166mila dollari di entrate e 180mila di spese, di cui 144mila sono andati direttamente a lei come compenso (Fonte: International Business Times). Il Signore provvede sempre, a patto che i fedeli siano puntuali nei pagamenti.

A seimila chilometri di distanza, con lo stesso tono messianico, Luigi Marattin riscrive il Vangelo dei palati laici. Economista, già professore a Bologna e consigliere economico di Renzi e poi di Gentiloni, è da sempre nella stanza dei bottoni. Noi che guardiamo da fuori lui e gli altri apostoli del neoliberismo probabilmente non lo vorremmo neanche come caposcala in condominio, ma tant’è.

Dopo che Renzi ha deciso di dimettersi da sé stesso, Marattin ha preso la sua croce – forse un Waterford avanzato da White – e ha fondato il Partito Liberaldemocratico. Un anno di vita. Obiettivo dichiarato: riportare al centro del dibattito italiano produttività, riforme istituzionali e cultura liberale. Ha aperto pure una scuola di formazione politica con esami. Quattro mesi. Si parla di tutto un po’, dalla filosofia all’intelligenza artificiale. È il catechismo del businessman neolib in formato Power Point.

Marattin porta la verità nuda e cruda: fusioni aziendali, premi di produttività, spending review, rivoluzione meritocratica. Non ti racconta bugie. Ti racconta come stanno le cose. E come stanno le cose vuol dire che devi lavorare di più, guadagnare meno di prima e ringraziare il mercato per l’opportunità che ti viene data.

Ecco dove White e Marattin si toccano, con una precisione che nessuno dei due ammetterebbe mai. Entrambi vendono salvezza. Lei con le benedizioni soprannaturali, lui con i punti di PIL. Entrambi pretendono di parlarti nel tuo interesse. Entrambi hanno un nemico metafisico da indicarti — Satana, il populismo — così non cerchi quello in carne e ossa: loro. Entrambi presidiano il confine tra chi appartiene alla comunità dei salvati e chi no: lei caccia quelli che non credono, lui chi non capisce i fondamentali.

Il Vangelo della prosperità dice: se sei povero, è perché non hai abbastanza fede. Il liberalismo dice: se sei povero, è colpa tua. La struttura è identica. L’effetto anche. Paula intasca 150mila dollari l’anno dal suo gregge di poveri bianchi americani convinti di essere dalla parte di Gesù. Luigi incassa gli sbembli da parlamentare spiegando ai poveri italiani modernizzati a forza che la globalizzazione non è una minaccia ma un’opportunità.

Per loro lo è di sicuro.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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