La riforma della giustizia l’hanno voluta loro:
– Augusta Montaruli, condannata in via definitiva a 18 mesi per le spese pazze in Regione Piemonte;
– Andrea Delmastro, condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio e socio inconsapevole, a suo dire, de “Le 5 Forchette srl” insieme alla figlia di un prestanome del clan camorristico dei Senese;
– Daniela Santanchè, a processo (se il Parlamento si decide a concedere l’autorizzazione) per falso in bilancio e truffa aggravata allo Stato.
Tre condannati/imputati/indagati. Un partito. Una riforma della giustizia.
È come se la formula dello zampirone la facessero le zanzare. L’ha detto Crozza, un comico. Infatti è la sintesi della farsa che è diventato questo Paese.
E Meloni che fa? Li blinda tutti. Su Delmastro vola altissimo: “avrebbe dovuto essere più accorto”, ma “da questo a segnalare che abbia contiguità con la mafia ce ne passa”. Poi invoca la “manina”, quella cattiva che tira fuori le notizie scomode a ridosso del voto. La manina. Scioè. Disciamo. Dopodiché. Vabbè.
E no, non finisce qui.
Montaruli, Delmastro e Santanchè non sono eccezioni. Nella sola legislatura in corso, tra i parlamentari FdI si contano almeno una dozzina di nomi tra condannati, patteggianti, imputati e indagati. Fidanza e Calovini hanno patteggiato. Pozzolo è lo sceriffo di Capodanno.
Non sono mele marce. Non sono eccezioni. Non è sfortuna. È sistema. Perché, quando metti in fila i nomi, non stai più parlando di inciampi individuali. Stai guardando un pattern. E tutto dentro lo stesso partito che oggi pretende di riscrivere la giustizia,
Allora mi dispiace ma no, il mio non è il solito moralismo sinistro. È memoria. Si tratta di dire: non sono diversi. Solo che, mentre gli altri fanno i vaghi quando vengono beccati, questi hanno trasformato la giustizia in una clava politica. Sempre contro qualcun altro. Mai una volta che si percuotano gli zebedei come Tafazzi.
Votate Sì alla separazione delle carriere. Fidatevi.
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