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Scrollando il disastro: diario di un ribelle (a parole) in toilette

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Cadere più in basso del #girasagre era praticamente impossibile. Poi è arrivato lui, Guido Crosetto.

Questi i fatti: il ministro della Difesa del  governo che si dichiara il principale “amico e alleato” di Trump si trova bloccato a Dubai (con la famiglia) nel pieno di un attacco militare condotto dallo stesso Trump col supporto del macellaio sionista Netanyahu, di cui evidentemente Crosetto nulla sapeva e di cui nessuno lo aveva informato. Interrogato dai giornalisti sull’argomento, il ministro degli Esteri Tajani rispondeva di non sapere dove fosse il collega. Difesa ed Esteri, capito come stiamo messi?

Ora io che non sono una cima arrivo pure a comprendere che Gioggia il Presidento e la corte dei più meglio siano la rappresentazione plastica di un Paese da avanspettacolo. E sono parimenti convinto che, se domani vincessero quegli altri, le cose rimarrebbero più o meno come sono ora: promesse accazzodicane, tanta approssimazione e zero risultati. Tuttavia c’è sempre un punto in cui il ridicolo smette di essere folklore e diventa “struttura” (cit. Karl Marx 😉). E allora non è più la barzelletta al bar o il rutto sovranista dell’ignorante di turno. No, è proprio la forma mentale di chi ci governa e di chi si oppone a chi ci governa. È un ecosistema diffuso di mediocrità performativa.

Siamo entrati nell’epoca del potere cosplay: ministri che sembrano meme autoconsapevoli, opposizioni che fanno la controfigura della controfigura e un pubblico che applaude quando Crozza li percula perché almeno si ride. In pratica il medioman italico non si incazza quando il lavoro è una condanna al precariato o si riforma la giustizia perché vada a braccetto con l’impunità da reddito. Gli va bene il siparietto. E il sistema, da bravo impresario, glielo concede: due scandaletti, tre hashtag, una crisi lampo, poi tutti a casa con la sensazione di aver partecipato.

Il punto è che la democrazia è diventata una piattaforma. Un feed infinito dove, seduti sul cacatoio, facciamo scorrere col dito social ministri pirla, indignazione e catastrofi. E mentre discutiamo se sia peggio l’incompetenza o la malafede, la vera rivoluzione è già avvenuta: non esiste più il fuori copione. Tutto è contenuto, tutto è monetizzabile, perfino la rabbia.

E allora sì, domani potranno pure cambiare i nomi sulle targhette. Ma l’algoritmo resta. Resta la pedagogia della rassegnazione, l’educazione civica fatta di scroll e sospiri.

Finché restiamo spettatori da seduta di riflessione sul water, non siamo altro che comparse in una fiction con Can Yaman. Io per primo. Al contrario, se non pensassimo che tutto finisce quando tiriamo lo sciacquone, avremmo qualche possibilità di tornare ad essere seri. Può essere che non arriveremo mai a parlare di modelli di sviluppo alternativi al profitto per pochi, ma di come si esce da ‘sto circo del cazzo sì.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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