La polarizzazione su ogni questione è un formidabile anestetico sociale. Dentro il calderone della politicizzazione delle puttanate ci può andare tutto: Corona che sputtana i Berluscones, Barbero che dice la sua e viene glassato di merda liberale, il volantino snitch dei fascistelli di Gioventù Nazionale e, buon ultimo, il referendum che manco per il cazzo è un tema da dare in pasto ad un popolo di analfaby. E allora, direte voi, a chi lo affidiamo? A quei cazzoni che le segreterie di partito ci hanno imposto con l’attuale sistema elettorale? Spoilerone: sì.
La polarizzazione non serve solo a dividere. Serve a sostituire la coscienza di classe con l’identità di campo. Quando hai un nemico simbolico, non cerchi più il nemico materiale.
La politica contemporanea vive di semplificazione, indignazione a ciclo rapido e posizionamento tribale. Il socialismo, invece, richiede tempo, numeri, struttura, persino la noia di leggere, informarsi e, perché no, studiare. Tutto questo è incompatibile con l’infotainment che pilota i nostri pensieri.
Si parla di volantini, professori che alzano la testa dal branco e referendum perché
sono conflitti funzionali a chi comanda. Tengono occupata l’opinione pubblica sui social e impediscono la ricomposizione di un discorso su lavoro, reddito e proprietà. Secondo spoilerone: non è un complotto.
È una dinamica sistemica.
Il Capitale ringrazia in silenzio.
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