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Pandori, tricolore e musica demmerda

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Avevo mille idee per il pezzo di oggi, poi qualche genio le ha messe vicine: Nostra Signora dei Pandori e Gioggia il Presidento.

E allora mettetevi comodi che vado un po’ lungo.

Nel dicembre 2023 Gioggia sale sul palco di Atreju e attacca — senza nominarla, perché lei è ‘na signora — Chiara Ferragni. “Il vero modello da seguire non sono gli influencer che promuovono carissimi panettoni con i quali si fa credere che si farà beneficenza, ma il cui prezzo serve solo a pagare cachet milionari.” Applausi. Fardelli d’Italia in piedi. Bocchino tiene testa al suo cognome. Giuli scrive un’ode. Bignami e Donzelli mostrano la lingua e, non ci crederete, a Gene Simmons parte l’embolo dell’invidia. La premier difende i lavoratori dalle sanguisughe del web. La premier che sente il polso del popolo. La premier come non l’avete mai vista: populista di sinistra per dodici minuti esatti, finché non tornano i decreti sicurezza.

Ferragni, intanto, sparisce dai social. Multa da un milione. Video di scuse con la faccia contrita, il maglioncino infeltrito e la luce sbagliata. Il solito copione dell’influencer colpevole che si rifà una faccia chiedendo scusa ai follower come un serial killer bigotto chiede scusa a Dio. Mea culpa digitale. Poi ricompare nelle stories di Fedez durante la recita scolastica del figlio Leone. Dopo più niente. La caduta. L’icona infranta. È infamia.

Gioggia esulta. Il popolino esulta. La destra esulta. Stai a vedere che hanno finalmente metabolizzato il significato di destra “sociale”. E invece… niente tassazione degli extra profitti, niente agevolazioni per le famiglie e i redditi medio bassi, nessun investimento per Sanità e Scuola Pubblica. Più classisti di Calenda e Marattin insieme.

Ora.

Marzo 2026. Gioggia ha appena perso il referendum sulla separazione delle carriere, quella riforma che, sono parole sue, “almeno 21 Paesi europei su 27 hanno già”, e che il popolo italiano ha bocciato con il 53,74% dei voti, un boom di giovani che hanno sfanculato l’eroina dei coatti e un’affluenza record. Ma Gioggia ha votato in pubblico, ha postato la scheda, ha perso in pubblico, ha detto “rammarico per un’occasione persa” e adesso va avanti. Perché lei, come il suo prozio, tira diritto.

E poi c’è Fedez.

A Sanremo 2026 con Marco Masini presenta “Male Necessario”: un titolo, un presagio. Quinto posto. Firma pure un foglio di par condicio per non parlare di referendum sul palco dell’Ariston. Poi, in conferenza stampa l’eroe non ci sta: “Altri ne hanno parlato? E allora che cazzo l’abbiamo firmato a fare?” Bravissimo! Il Che di Buccinasco strikes again.

Ora io non voglio vantarmi della memoria di noi anarcosinistri, ma è lo stesso Fedez che l’estate scorsa era su uno yacht in Sardegna con Ignazio La Russa e Daniela Santanchè “in missione per il podcast Pulp”? Lo stesso a cui Danielona nostra ha spiegato il corretto utilizzo dei fondi societari e come si fanno lavorare i sottoposti percependo indebitamente i ristori in tempo di Covid? E allora diggiamolo, è proprio lui medesimo.

Fermatevi un secondo e guardate il quadro.

Da una parte c’è Gioggia il Presidento. Ha attaccato Ferragni per il pandoro-beneficenza fasullo. Ha perso un referendum sulla magistratura. Governa come se niente fosse. Lei è l’influencer con i poteri speciali, quella che posta le schede elettorali, fa i selfie istituzionali e gestisce il consenso sui social con la stessa logica con cui Ferragni gestiva il pandoro: costruisci un brand, vendi un’idea, se la donazione non c’era pazienza, l’importante è che il prezzo pagato da chi compra sembri giustificato.

Dall’altra parte c’è Fedez. Ex marito di Ferragni. “Questa è la priorità del Paese?” aveva detto nel 2023, ironizzando sull’attacco di Gioggia alla moglie. Ora va sul palco di Sanremo, firma fogli di par condicio, fa il podcast con Gratteri per sembrare quello che si batte per la giustizia, ma nel frattempo prende l’aperitivo in barca con il peggio della Repubblichina.

Sono la stessa cosa. Sono esattamente la stessa cosa.

Il pandoro di Ferragni aveva una donazione finta. La politica di Gioggia ha una riforma finta, un populismo finto e, ahimè, pure un’opposizione finta. Fedez ha una coscienza sociale finta. Tutti e tre vivono di personal branding, tutti e tre gestiscono le crisi con video-selfie e comunicati stampa, tutti e tre riemergono sempre, qualunque cosa succeda. Perché nel tardo capitalismo dell’attenzione mediatica non esiste la caduta definitiva, esiste solo il prossimo post.

Intanto “è il nostro disco che suona”. Ferragni è stata prosciolta. Gioggia governa ancora. Fedez faceva cagare come cantante e ora pure come giornalista. Giornalista, ci rendiamo conto?!

Ok, io oggi me la cavo con il pezzo su ittica, lo sfottò e la piccola soddisfazione personale di aver visto una iena politica che ha perso un po’ di quella sicumera da Sith dell’Internazionale Nera. Ma il punto è un altro. È che qualcuno ha preso Chiara Ferragni, ha tolto i pandori, ha infilato il tricolore e l’ha messa a Palazzo Chigi sotto forma di Giorgia Meloni. Stesso impianto. Stesso trucco e parrucco. Stessa presa per il culo, ma con sottofondo dell’inno invece della base trap.

Ferragni vendeva l’illusione etica: “compra e fai del bene”. Meloni vende l’illusione identitaria: “obbedisci e appartieni”.

Sempre lì siamo: tu paghi, loro incassano. Solo che una ti prende i soldi, l’altra pure la testa. E la cosa oscena non è nemmeno il giochino, perché è vecchio. È che funziona ancora. Funziona sempre. Funziona meglio.

Perché il cittadino è diventato un follower. Non vota: scrolla. Non ragiona: reagisce. Non capisce: condivide.

Ha vinto il NO.

Aspetto di vedere cos’è cambiato.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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