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Confessione di un anarchico

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Nei giorni che hanno preceduto il referendum alcune tra le persone che mi leggono su ittica mi hanno domandato perché scrivo. Poi il NO ha vinto e molte cose si sono spiegate da sole. Resta comunque l’elefante nella stanza: perché un esimio signor nessuno come me lo fa? Sincerità senza sconti a seguire.

Lo faccio perché, alla soglia dei sessant’anni e con un universomondo che sta andando dal culo, non posso non farlo. E no, non è militanza, o almeno non nel senso nobile del termine.

Non sto certo pensando di costruire un partito.

Non organizzo nessuno, perché chi mi conosce personalmente sa bene che sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio.

In ultimo, non nutro illusioni sulla capacità delle parole di cambiare le cose per via diretta. Essere un “esimio signor nessuno” non è falsa modestia: è la consapevolezza lucida della mia posizione strutturale.

Che dire allora, forse lo faccio perché appartengo a quella fascia di persone istruite, politicamente formate, economicamente scivolate verso il basso che hanno capito il meccanismo e non riescono a stare in silenzio davanti alla recita. Non per dovere. Per insofferenza costitutiva.

C’è anche una componente estetica che, lo ammetto, non sottovaluto: scrivo perché mi riesce bene. La soddisfazione di trovare l’insulto composto giusto, di chiudere un pezzo con una riga che taglia, non è secondaria. È parte del motore.

E poi c’è la funzione di testimonianza. Non nel senso eroico o messianico, ma proprio nel senso notarile. Qualcuno deve mettere a verbale che certe cose sono state dette, che certa gente fa schifo al cazzo e che il re ha il ciolone di fuori anche quando tutti fingono di non vedere che ce l’ha pure piccolo.

Molti a questo punto diranno che il verbale lo leggono in pochi. Importa sega l’ho già scritto?

🌹🏴‍☠️

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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