Non provo neppure a entrare nel merito. Mi limito a far notare a Sua Mediocrità Maria Giorgetta e alla sua corte dei miracoli che in quattro anni hanno sfornato otto – e dico otto – decreti sicurezza. Già questo basterebbe a percularli fino alle elezioni. Peccato che le rivinceranno, grazie soprattutto all’inconsistenza dell’opposizione.
Ma il punto è un altro.
Bastano due vetrine rotte per trasformare il dissenso in un problema di ordine pubblico, soprattutto se la vetrina è di una multinazionale che fattura miliardi, la ripara, la assicura e torna agli affari come se niente fosse. Più complicato è invece riparare un Paese dove si protesta perché vivere costa sempre di più, i salari non tengono il passo e arrivare a fine mese somiglia a una Spartan Race. Di questo non si parla: le vetrine fanno notizia, le vite che si rompono molto meno.
La nostra Regina fa quello che sa fare meglio: reprimere il sintomo e lasciare intatta la malattia. Il decreto di turno risponde a un problema che Ella non ha alcuna intenzione di affrontare, perché significherebbe disturbare interessi ben più solidi di una vetrata. E poi, se lo risolvesse davvero, tornerebbe a percentuali da prefisso telefonico.
Intanto una parte del Paese applaude, convinta che basti invocare più sicurezza per sentirsi al riparo dall’insicurezza vera: quella del lavoro, del reddito, della casa, del futuro. Ed è qui che il capolavoro diventa grottesco. Si può avere uno stipendio da fame, pagare tutto di più, assistere allo smantellamento dei servizi pubblici e fare comunque il tifo per chi governa, manco fosse la squadra del cuore. Magari si evade pure quel che si può, si passa la giornata a insultare qualcuno sui social e si urla «fozza Gioggia», purché il bersaglio sia quello indicato dalla propaganda. Il padrone ringrazia, il tifoso esulta e il conto continua ad arrivare a casa sua.
Ma si peul esse pì piciu ëd parei?
Il capitalismo, nel frattempo, non ha bisogno di decreti sicurezza. Per le vetrine presenta la fattura all’assicurazione, incassa e torna a estrarre profitto da ogni cosa, comprese le nostre paure. La politica mette in scena la fermezza, i giornali contano i cocci, il mercato riprende a correre. Tutti soddisfatti.
State sereni, dunque. Il prossimo decreto è già in incubazione e il prossimo palo nel culo non mancherà. L’importante è che, quando arriverà, ci sia ancora qualcuno convinto che l’abbia meritato qualcun altro.
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