Gioggia non ha paura degli anarcobabbioni come me, ma dei giovani sì, perché sa che possono rispedirla a fare la bulletta in Garbatella. Non è tanto questione di anagrafe, ma di ciò che rappresentano: una generazione senza rendite da difendere, che paga il prezzo di un Paese bloccato. Ecco perché le piazze diventano un problema di ordine pubblico e non una domanda politica.
La destra chiede ai giovani di accettare un futuro peggiore del presente, mentre difende un sistema che distribuisce opportunità e privilegi sempre agli stessi. Ma la rabbia, come scrivevo ieri, da sola non basta per vincere. Serve trasformarla in partecipazione, consenso e potere politico, vale a dire portare alle urne chi oggi protesta e offrire un’alternativa concreta a chi non si riconosce più in questo Paese.
Si può fare: la Serbia lo ha dimostrato. Per quasi due anni gli studenti hanno riempito le strade, poi si sono presentati con una lista propria e il vento è cambiato. A Berlino la Linke è diventata per la prima volta il primo partito della città, raddoppiando i voti, e tra le under 25 l’ha scelta una giovane donna su due. In Brasile, intanto, Lula ha rimontato Flávio Bolsonaro dopo aver perso al primo turno.
Contesti diversi, nessuna ricetta universale, e non tutti questi vincitori sono di sinistra. Ma la lezione comune c’è eccome: le destre non sono invincibili e, quando la piazza trova una strada che porta alle urne, smettono di essere imbattibili.
Mandatele a casa, ragazz*!
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