Dopo aver celebrato Charlie Kirk con i giovin virgulti di Fenix, oggi per Meloni è il momento di intestarsi un altro santino, quello del carabiniere Salvo D’Acquisto. E allora ecco la Presidente con il duplice record di presenze sui social e di assenze in Parlamento fare l’elegia del vice brigadiere fucilato dai nazisti.
Queste le accorate parole di Giorgia:
«Mi piace ricordare questa frase pronunciata da un giovanissimo Carabiniere caduto nell’adempimento del dovere il 23 settembre 1943: “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!”. A pronunciarla fu Salvo D’Acquisto, Vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, che sacrificò la sua vita all’età di 22 anni per salvare quella di 22 innocenti.
A distanza di 82 anni da quel sacrificio voglio ricordare questo eroe, esempio luminoso di altruismo, simbolo di coraggio e testimone di fede e di amore. Non dimentichiamo».
My two cents:
D’Acquisto ci mise la vita, la politica ci mette la posa.
Onorare Salvo D’Acquisto è facile: coroncina, tricolore tattico e due frasi da prontuario patriottico per tifosi da curva sud che puntualmente rispondono all’appello con frasi apodittiche e abbondanza di emoticon da balilla del tastierino. Il difficile sarebbe imitarne il coraggio, ma lì nessuno si avventura. E così il sacrificio diventa scenografia e l’eroismo coreografia.
È l’Italietta piccolo borghese che ieri si accodava ai nazisti per avere “un posto al sole” e che oggi vorrebbe ritrovare quel posto inchinandosi agli invasati teocon di MAGA.
È una truppa nostalgica, egoista, meschina e bigotta che campa di cerimonie, cappellini e app di editing fotografico. Che cita Tolkien, Pound, Céline e Evola, gli eroi della nuova egemonia culturale, ma solo perché Giuli ha fatto loro il bigino.
Su una cosa però il ministro della Cultura ha ragione: è successo che quelli che hanno letto un milione di libri hanno cominciato a disprezzare quelli che non ce la facevano. I guai hanno avuto inizio quando i boriosi lavoratori della conoscenza metropolitani hanno divorziato dai ceti periferici per cedere alle lusinghe del mantra neoliberale.
Oggi, a ben vedere, la vera forza della destra italiana, tenuta per decenni ai margini dalle sinistre capaci di alleare ceti nuovi e vecchi, è di aver capito la lezione gramsciana e di essersela adattata.
Viviamo nel tempo dell’eterno paradosso.
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